Una legge che non basta scrivere: va fatta funzionare

In molte regioni italiane esistono leggi sulla protezione civile. Ma quante di queste leggi funzionano davvero? Troppo spesso si tratta di testi generici, formali, non in grado di affrontare la complessità del presente. Eppure oggi, più che mai, la protezione civile ha bisogno di un impianto normativo chiaro, moderno e capace di unire: istituzioni, cittadini, volontari e comunità.

Una legge regionale, per essere utile, non può limitarsi a descrivere ruoli. Deve fornire strumenti concreti, incentivare le buone pratiche, promuovere l’integrazione, prevedere verifiche, e soprattutto deve guardare avanti.

1. Valutare per migliorare: gli indicatori dei Comuni

Serve un sistema trasparente di indicatori che misuri quanto un Comune sia pronto: piano aggiornato, esercitazioni svolte, formazione garantita, coinvolgimento della cittadinanza. Solo così si può passare da dichiarazioni a responsabilità.

2. Tutti allo stesso tavolo: la cabina di regia intersettoriale

Urbanistica, protezione civile, sanità, ambiente, istruzione, reti tecniche: devono sedersi allo stesso tavolo. La prevenzione non è di competenza esclusiva di un ufficio. È materia trasversale, e va gestita come tale.

3. Piani comunali vivi, non solo scritti

Un piano comunale non aggiornato o mai messo alla prova è un pericolo silenzioso. La legge deve prevedere verifiche periodiche, simulazioni obbligatorie e supporto tecnico ai Comuni più fragili.

4. Comunicazione accessibile e trasparente per tutti

Ogni cittadino deve sapere dove andare, cosa fare, chi chiamare. Ma oggi le informazioni restano spesso chiuse nei cassetti degli uffici tecnici. Una legge regionale deve garantire strumenti di comunicazione efficaci, comprensibili, accessibili. Serve una piattaforma digitale regionale integrata, ma anche materiale cartaceo, app, infografiche, e contenuti per persone fragili o con disabilità. La protezione civile è efficace solo se tutti sanno cosa fare.

5. Prevenzione con risorse vere

Ogni euro investito in prevenzione ne risparmia almeno sette in emergenza. Servono risorse certe, dedicate, stabili. E servono criteri premiali per chi dimostra di usarle con visione e capacità.

6. Formarsi per decidere, formarsi per proteggere

Sindaci, tecnici, volontari, funzionari: tutti devono sapere come agire. La legge deve rendere obbligatoria la formazione, prevedere percorsi certificati e aggiornamento continuo.

7. Partire dai più giovani: la scuola come presidio

La scuola deve essere parte integrante del sistema. Non con iniziative sporadiche, ma con un vero programma strutturale di educazione al rischio, che coinvolga studenti, famiglie e territori.

8. Il volontariato non si improvvisa

I volontari non possono essere attivati senza preparazione e tutele. La legge deve recepire le Linee guida nazionali, prevedere registri aggiornati, DPI, assicurazioni, e percorsi di qualificazione.

9. Urbanistica e rischio: basta strade parallele

Ogni strumento urbanistico deve integrare l’analisi dei rischi. Basta nuove edificazioni in aree pericolose. Serve una pianificazione che protegga, non che esponga.

10. Collegare tutto, davvero

CNR, ARPAV, Genio Civile, Consorzi di Bonifica, Comuni, Prefetture: oggi molti attori lavorano a compartimenti stagni. La legge deve imporre protocolli operativi, interoperabilità e accesso condiviso ai dati. Senza questa connessione, la macchina non parte.

11. Supporto tecnico e operativo ai Comuni più fragili

Molti piccoli Comuni non hanno le risorse, il personale o le competenze per costruire un piano efficace. Una legge regionale lungimirante deve prevedere un sistema di affiancamento stabile, con tecnici esperti messi a disposizione dalla Regione, esercitazioni intercomunali obbligatorie, e centri sovracomunali di supporto. La sicurezza non può dipendere dalle dimensioni del Municipio. Nessun Comune deve essere lasciato solo.

Una scelta politica, non tecnica

Una legge così non è solo un testo tecnico. È una scelta politica. Significa decidere di mettere in sicurezza il futuro, e non solo gestire il presente. Significa trasformare la protezione civile in uno strumento quotidiano di governo del territorio, capace di prevenire, formare, coordinare e proteggere.

Perché la protezione civile non è solo un’emergenza da affrontare. È un sistema da costruire, insieme.

Per approfondire leggi anche:

#

4 Responses

  1. Tutto bello ma sarà anche realizzabile a breve?Fino a quando i Piani di Protezione Civile vengono “visti” come puri adempimenti burocratici, non vengono presentati e spiegati alla popolazione,non vengono condivisi nella stesura con i Volontari presenti sul territorio,fino a quando i Volontari dovranno provvedere ad assicurare loro stessi ed i mezzi,spese di manutenzione,affitti Sedi con i propri soldi,fino a quando nei bilanci Comunali non vi sarà un euro per la PC….la vedo dura…la prevenzione politicamente “non paga” mentre con le “somme urgenze in Emergenza” campano in molti😉

    • Giuseppe, hai posto domande concrete e giustissime.
      Io credo che una legge sia fondamentale, ma solo se ha visione e strumenti per essere applicata davvero.
      Il problema è che troppi documenti – piani, regolamenti, normative – finiscono per essere scritti, firmati e poi dimenticati.
      E senza una visione di sistema, che coinvolga i volontari, che assegni risorse vere ai Comuni, e che pretenda risultati verificabili, non si va da nessuna parte.
      Hai detto una frase amara ma vera: “La prevenzione non paga”.
      E infatti paghiamo ogni volta l’emergenza.
      Ma non possiamo più permettercelo.
      O cambiamo approccio, o restiamo sempre punto e a capo.

        • Gianpaolo apprezzo che richiami la Legge Regionale 13/2022 come riferimento per il sistema di protezione civile veneto. Tuttavia, ritengo sia doveroso fare una riflessione onesta e costruttiva: a tre anni dall’approvazione, la legge non è ancora pienamente applicabile. Mancano i decreti attuativi, mancano strumenti operativi, manca una visione integrata che renda il sistema realmente efficace.
          Nel mio articolo non ho inteso contestare una legge in particolare, ma proporre una riflessione di sistema. Oggi più che mai serve domandarsi: le leggi regionali attuali riescono davvero a essere strumenti utili, funzionanti e verificabili? A mio avviso, molte di esse – inclusa quella veneta – hanno ancora margini importanti di miglioramento.
          Parlare di riscrittura, come ho fatto io, non significa denigrare quanto è stato fatto. Significa avere il coraggio di aggiornare, migliorare, evolvere. Il territorio è cambiato. I rischi sono più complessi. I cittadini chiedono sicurezza, trasparenza, semplicità.
          Una buona legge regionale oggi deve unire pianificazione, educazione, prevenzione, volontariato organizzato, dati condivisi e governance multilivello. È questa la visione che porto avanti. E spero che chi ha responsabilità istituzionali voglia raccogliere la sfida non come critica, ma come opportunità.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

errore: Content is protected !!