Il punto di partenza
Negli ultimi articoli abbiamo messo a fuoco i nodi: burocrazia che soffoca, riconoscimento del ruolo poco chiaro, formazione che spesso si ferma all’attestato, costi di DPI e assicurazioni gestiti in modo non uniforme tra gruppi e associazioni. Tutto vero. Ma la domanda è semplice: siamo pronti a cambiare noi per primi?
Perché spostare l’asse
Se vogliamo contare davvero, dobbiamo passare dall’emergenza alla previsione e prevenzione. In parole semplici: guardare i segnali prima e sistemare le piccole cose che rischiano di diventare problemi grandi.
Rischio minimo possibile
Il rischio zero non esiste. Possiamo però ridurlo con osservazione continua del territorio, manutenzioni intelligenti, piani aggiornati dopo sopralluoghi reali e comunicazione chiara con chi ci vive.
Volontariato-ponte, non manodopera
Finché il volontariato viene usato — o si lascia usare — come supporto operativo generico (la “manodopera gratuita”, il “parcheggiatore di turno”), restiamo lontani dal nostro compito vero: proteggere il territorio prima che il danno accada.
Chi fa cosa, davvero
Gli enti competenti guidano; senza cittadini consapevoli nessun piano funziona. Il volontariato è l’anello di congiunzione: fa parlare tecnici, Comuni e comunità; traduce il linguaggio specialistico; orienta i comportamenti corretti prima dell’allerta.
Un esempio che tutti capiscono
Una caditoia ostruita segnalata e pulita prima del temporale evita un allagamento. Semplice, concreto, efficace: questo è prevenzione.
Strumenti e sicurezza, senza fronzoli
Servono strumenti essenziali (segnalazioni geolocalizzate, registri digitali), sicurezza non negoziabile (DPI adeguati e responsabilità chiare su chi paga), obiettivi misurabili. Nessuno va sostituito: l’esperienza si aggiorna e così diventa anche magnete per i giovani.
Come misuriamo il successo
Spesso non si vede perché è ciò che non accade: danni evitati, punti critici messi in sicurezza, cittadini che sanno cosa fare. L’autorevolezza nasce dai fatti silenziosi, non dai proclami.
Subito, nel concreto
Questa settimana: segnala un punto critico, parla con una scuola, apri un canale con l’ente tecnico. Meno sirene, più presidio. Meno emergenza, più prevenzione. Ora.

3 Responses
Per non fare sterili polemiche ma rappresentare esperienze dirette:
1. Credendo nel valore della prevenzione e, soprattutto, sulla sicurezza dei Volontari circa 10 anni fa abbiamo creato una struttura finalizzata al monitoraggio del territorio ed alla sicurezza del personale a terra con l’impiego di “droni”;
2. Abbiamo acquisito le competenze per il pilotaggio, abbiamo affinato le tecniche di volo, di programmazione e di restituzione di video e foto georeferenziate;
3. Abbiamo ottenuto, per i nostri droni, l’equiparazione ad Aeromobili di Stato per poter operare in situazioni di emergenza;
4. Abbiamo continuato ad esercitarci in scenari operativi simulando situazioni reali.
Bene, si potrebbe pensare, NO tutto questo è risultato NULLO perché la nostra disponibilità è stata sempre ignorata, o quasi, e tutti gli sforzi e le dimostrazioni di disponibilità sono state pressoché ignorate.
Questo, inoltre, è un campo operativo che potrebbe attrarre i giovani per l’alto valore di innovazione ma tutto ciò è stato ignorato e ci siamo chiesto il perché.
Ovviamente qualche risposta ce la siamo data però lascio a chi vorrà porsi il quesito di trovare una propria risposta.
Grazie per essere arrivato sino alla fine di questo mio sfogo.
Grazie Chiara,
il gruppo comunale a cui appartengo, da un po’ di tempo è in crisi. Quanto hai scritto sopra “siamo pronti a cambiare” è un grande stimolo per iniziare a chiarire cosa deve fare il volontario senza fare critiche e generare malumori interni. Tra 10/15 gg avremo le elezioni del direttivo (ieri, coordinatore, Responsabile operativo e Responsabile Logistico; oggi con il regolamento del RUNTS: coordinatore operativo, vice-coordinatore, ecc….).
Alla prossima riunione porterò il scritto. Incrocio le dita. Ancora grazie
Credo occorra partire anche dai corsi base. Non che no lo si faccia già, ma occorre rendere più coscienti e consapevoli chi vuole intraprendere questo percorso. Fare il volontario di P.C. è un impegno serio che porta via tempo ai propri affetti, al tempo libero e al lavoro. Sembra che alcuni volontari interpretino questa parola ( volontario ) con ” se ho voglia e tempo lo faccio”. Mentre occorre consapevolezza sulla strada che si sta prendendo. Ci sono volontari che si accontentano di partecipare alle feste di paese. Poi, quando ci sono momenti formativi, corsi o vere emergenze non sono mai disponibili. E non si vedono per mesi. Per chi gestisce un gruppo è un po’ frustrante. Nonostante tutti gli sforzi per fare comprendere l’importanza dell’impegno che si è preso,.nei confronti di una comunità.