Quando si parla di protezione civile, l’immaginario collettivo si concentra quasi sempre sulle emergenze: sirene, mezzi di soccorso, volontari nel fango, interventi nelle ore più difficili.
È comprensibile. Le emergenze colpiscono, fanno notizia e restano impresse nella memoria.
Ma la protezione civile non nasce per gestire il disastro quando è già avvenuto.
Nasce per ridurre il rischio prima che il disastro accada.
Il Codice della Protezione Civile (D.Lgs. 1/2018) è molto chiaro: la protezione civile è un sistema complesso fatto di prevenzione, conoscenza del territorio, pianificazione e responsabilità condivise.
Eppure su questo tema continuiamo a commettere alcuni errori di fondo.
Primo errore: pensare che la protezione civile sia solo emergenza
Nella percezione comune la protezione civile coincide con l’intervento durante il disastro.
In realtà il Codice stabilisce quattro attività fondamentali: previsione, prevenzione, gestione dell’emergenza e superamento dell’emergenza.
La fase più importante è proprio quella che spesso non si vede: la prevenzione.
Quando funziona non fa notizia, ma è quella che salva davvero vite e territori.
Secondo errore: pensare che la protezione civile sia “un ente”
La protezione civile non è un singolo organismo.
È un sistema che coinvolge Stato, Regioni, Province, Comuni, strutture operative, volontariato, comunità scientifica e cittadini.
Funziona solo se tutte queste componenti collaborano.
Terzo errore: pensare che tutto dipenda dallo Stato
Il primo presidio della protezione civile è il Comune.
Il Sindaco è autorità di protezione civile sul proprio territorio e ha la responsabilità di attivare il sistema comunale, informare la popolazione e coordinare i primi interventi.
Questo significa che la gestione del rischio parte dal territorio.
Quarto errore: sottovalutare la pianificazione
Ogni Comune deve avere un piano di protezione civile.
Non è un documento burocratico, ma uno strumento operativo che definisce scenari di rischio, procedure e responsabilità.
Quando la pianificazione manca o non viene aggiornata, la gestione dell’emergenza diventa inevitabilmente più difficile.
Quinto errore: pensare che bastino i soccorsi
Quando un evento colpisce, spesso ci si chiede perché i soccorsi non siano arrivati prima.
Ma i soccorsi da soli non possono compensare anni di mancata manutenzione del territorio, urbanizzazione fragile o scarsa conoscenza dei rischi.
La sicurezza si costruisce molto prima dell’emergenza.
Sesto errore: considerare i volontari come manodopera gratuita
Il volontariato è una componente fondamentale del sistema di protezione civile.
Ma non è un tappabuchi.
I volontari devono essere formati, organizzati e inseriti in un sistema operativo chiaro.
Solo così il loro contributo diventa davvero efficace e sicuro.
Settimo errore: ignorare il ruolo della scienza
Previsioni meteo, monitoraggio idrogeologico, modellistica dei rischi e ricerca scientifica sono elementi fondamentali del sistema di protezione civile.
Università ed enti di ricerca collaborano con il Servizio Nazionale proprio per migliorare la conoscenza dei fenomeni naturali.
Senza conoscenza non esiste prevenzione.
Ottavo errore: pensare che le allerte siano allarmismo
Il sistema di allertamento serve proprio a prevenire situazioni di rischio.
Le allerte non sono previsioni di disastro, ma strumenti per prepararsi e ridurre l’esposizione.
Sapere leggere un’allerta significa sapere come comportarsi.
Nono errore: scoprire il rischio solo dopo il disastro
Molti territori scoprono le proprie fragilità solo dopo un evento grave.
In realtà la conoscenza del territorio dovrebbe essere il punto di partenza di ogni politica di prevenzione.
Il rischio nasce sempre dall’incontro tra tre fattori: pericolosità, esposizione e vulnerabilità.
E su queste condizioni si può intervenire.
Decimo errore: dimenticare troppo in fretta
Dopo ogni emergenza si parla molto di sicurezza del territorio.
Poi, con il passare del tempo, l’attenzione cala e le priorità cambiano.
La protezione civile invece richiede continuità, pianificazione e visione nel lungo periodo.
Perché il rischio non è un evento straordinario.
È una condizione strutturale del nostro territorio.

6 Responses
Esposizione dei fatti chiari e precisi e il da farsi ancora più chiaro senza interpretazioni .
Perfetto tutto chiarissimo carissima Chiara da trasmettere ai cittadini quando si parla di Protezione Civile per consapevolezza 👏👏👏un abbraccio
Certamente sono 10 errori che devono stimolare chi è in protezione Civile e chi gestisce il sistema PC. Grazie per quello che hai scritto. CIAO
Vittorio A
In trentasei anni di volontariato di protezione civile, Quindi ancora prima che essa sia stata costituita, ho visto molteplici cambiamenti, utili ma mai esaustivi, o al passo con il progresso , il cambiamento climatico, le esigenze territoriali. Le tue parole sono come la Bibbia o il Corano , ma Purtroppo ancora oggi la Protezione Civile e’ un capitolo della NS vita che poco viene letto. Occorrerebbe introdurre nelle scuole , sin dalle elementari la cultura della prevenzione e spiegare il ruolo della Protezione Civile.
Io ho cominciato a fare volontariato nel 1982 in una Ass. Locale di CB, Radio Club Contea Nord, nata nel 1970 da un gruppo di amici allora si faceva poco si stava in gruppo per amicizia, nel 2000 c’è stata u a piena Storica del Po e del Panaro, zona BONDENO FE, già iscritti da qualche anno ad una consulta provinciale, io sono Andrea Ferrarini, dal 2000 al 2005 ho fatto il Coordinatore del gruppo, senza una divisa per evidenziare, nel 2005 sono diventato presidente del gruppo, il mio predecessore ha mollato di punto in bianco, allora ero un imprenditore edile, sono partito senza sapere a cosa andavo incontro, ho mandato avanti la baracca, costruendo pezzo per pezzo il tutto con alcuni collaboratori, dal niente al tanto, divisa, automezzi usati, attrezzature di vario genere con l’aiuto del Comandante della Polizia Locale mio cliente , poi diventato amico, che mi ha aiutato ad avere dei contributi comunali, col tempo e nata una collaborazione con altre associazioni, dopo l’unione di 5 Comuni, formando un gruppo PC ALTO FERRARESE, AVENDO CONTRIBUTI DA UNA FONDAZIONE BANCARIAPER LACQUISTO DI AUTOMEZZI FUORISTRADA, RIMORCHI, ATRRESSATURE DI OGNI GENERE, COME UN PICCOLO COORDINAMENTO, nel 2012 abbiamo avuto il Terremoto nei cinque comuni e zone limitrofe, prima di questo alcuni Volontari sono andati in aiuto ALL’AQUILA, per il terremoto, poi altri interventi di vario genere, alluvione della Romagna e altro ancora, ora disponiamo ancor più di automezzi di attrezzature, tutto questo vuole manutentato e conservato, quello che manca sono volontari , sempre meno interessati a svolgere attività, quelli che si impegnano veramente,sono pochi, non c’è un cospiquo ricambio, poi io dopo 20 anni, cioè lo scorso anno, ho dato le dimissioni dalla dirigenza, rimanendo comunque all’interno dell’associazione, come istruttore per le poche nuove leve, per insegnare quello che non insegnano nei corsi base attuali, troppo veloci per imparare qualcosa, in primis a socializzare con altri volontari poi ad usare le attrezzature e gli automezzi da guidare specialmente in emergenza, dimenticavo, dal 1987 al 1998 ho fatto il Volontario in CRI, primi 2 anni a Finale Emilia MO poi abbiamo fondato la sede a Bondeno fe, io non ho partecipato a tante emergenze, ma ho permesso ad altri di farle mentre io mandavo avanti la baracca, penso di avere detto tutto, spero, la e-mail dell’associazione è info@radioclubconteanord.it, cell. 3338327193 Bondeno Fe 3452325636 Poggio Renatico Fe
Leggo sempre quello che scrivi , argomenti molto interessanti, avanti cosi