Il problema non è quanto si spende, ma se sappiamo davvero cosa serve, dove serve e chi è in grado di renderlo operativo.
di Chiara Garbin
Ogni anno Regioni, enti locali e strutture pubbliche destinano risorse all’acquisto di mezzi e attrezzature per la Protezione civile: pick-up, motopompe, torri faro, mezzi movimento terra, moduli operativi, attrezzature specialistiche.
Il punto, però, non è soltanto quanto si finanzia. La domanda dovrebbe essere un’altra: prima di acquistare nuovi mezzi, sappiamo davvero quali capacità possiede già il sistema, dove sono collocate, quanto vengono utilizzate e cosa manca rispetto ai rischi del territorio?
Perché finanziare una domanda non significa necessariamente colmare un bisogno. Un’organizzazione può non possedere una determinata attrezzatura mentre la stessa capacità è già disponibile, a breve distanza e in tempi compatibili con l’intervento. Al contrario, un territorio può essere esposto a un rischio rilevante e non disporre, entro tempi ragionevoli, delle risorse necessarie per affrontarlo.
NON SI DOVREBBE PARTIRE DALLE DOMANDE.
SI DOVREBBE PARTIRE DALLA CONOSCENZA DEL SISTEMA.
Prima di aprire il bando: tre domande obbligatorie
Un bando efficace dovrebbe arrivare alla fine di un percorso di conoscenza e programmazione, non esserne il punto di partenza. Prima di mettere a disposizione un euro servono almeno tre fotografie.
1. Cosa abbiamo?
Serve un censimento aggiornato e georeferenziato del patrimonio operativo. Non un semplice elenco amministrativo, ma una fotografia reale della capacità disponibile.
- tipologia e caratteristiche di mezzi e attrezzature;
- localizzazione effettiva e bacino territoriale servito;
- anno di acquisto o immatricolazione;
- chilometri, ore di lavoro e numero di attivazioni;
- stato manutentivo, affidabilità e costi di gestione;
- vita utile residua e disponibilità dei ricambi;
- soggetti abilitati a utilizzarli e personale formato;
- tempi necessari per renderli disponibili su uno scenario;
- possibilità di impiego condiviso tra Comuni, distretti o organizzazioni.
Senza questa fotografia, il rischio è valutare soltanto ciò che manca al singolo richiedente, senza sapere se quella stessa capacità esiste già nel sistema.
2. Quali rischi dobbiamo affrontare?
La seconda fotografia è quella del territorio. Non basta conoscere i mezzi: bisogna sapere per quali scenari devono essere utilizzati. La pianificazione dovrebbe individuare, area per area, i rischi prevalenti e le capacità operative necessarie.
- rischio idraulico e idrogeologico;
- incendi boschivi;
- neve, ghiaccio e valanghe;
- rischio sismico;
- isolamento di frazioni e criticità della viabilità;
- assistenza alla popolazione e logistica di emergenza;
- blackout, telecomunicazioni e continuità operativa;
- eventuali scenari specialistici propri del territorio.
3. Cosa ci manca davvero?
Solo dopo aver incrociato patrimonio e rischi si può individuare il vero fabbisogno. Il dato utile non è “quale gruppo non possiede quel mezzo?”, ma “quale capacità manca al sistema, in quale area e con quale urgenza?”.
RISCHI E SCENARI – CAPACITÀ DISPONIBILI = GAP OPERATIVO DA COLMARE
Il problema dei doppioni
Un gruppo può non possedere una torre faro, una motopompa o un mezzo 4×4. Ma questo, da solo, non significa che quella capacità manchi al territorio. Se un’attrezzatura equivalente è già disponibile nel bacino operativo e può essere mobilitata rapidamente, la priorità dovrebbe essere diversa rispetto a un’area che ne è realmente priva.
Il contrario vale allo stesso modo: dire che un mezzo analogo “esiste” non basta. Se si trova troppo lontano, se non è disponibile, se è fortemente usurato o se manca personale formato per utilizzarlo, quella capacità può essere solo teorica.
Per questo il censimento non dovrebbe fermarsi alla proprietà del singolo soggetto. Deve misurare la disponibilità effettiva del sistema.
Un bene pubblico deve produrre capacità, non solo patrimonio
Un mezzo acquistato con risorse pubbliche dovrebbe essere valutato anche lungo il proprio ciclo di vita. L’obiettivo non è aumentare il numero dei mezzi posseduti, ma ottenere il massimo rendimento operativo possibile dall’investimento.
Occorre quindi considerare quanto il bene verrà realmente utilizzato, quanti territori potrà servire, con quale frequenza, con quali costi di manutenzione e quale contributo darà agli scenari di piano. Un mezzo costoso che rimane quasi sempre fermo può essere una cattiva allocazione delle risorse, salvo che rappresenti una capacità specialistica indispensabile e non sostituibile.
Non basta l’età del mezzo: conta l’usura reale
La vetustà è importante, ma l’anno di immatricolazione non può essere l’unico indicatore. Un mezzo più vecchio, poco utilizzato e ben mantenuto può essere più affidabile di un mezzo recente sottoposto a uso intenso. La valutazione dovrebbe combinare età, chilometri o ore di lavoro, manutenzioni, guasti, costi di riparazione, sicurezza e vita utile residua.
Dopo il “cosa”, viene il “dove”
Individuato il gap, manca ancora una decisione fondamentale: dove collocare la nuova capacità. Non basta sapere che un territorio ha bisogno di un mezzo. Bisogna scegliere il punto in cui quel mezzo possa produrre il massimo effetto operativo.
La localizzazione dovrebbe tenere conto dei tempi di risposta, della viabilità, della distanza dagli scenari prevalenti, della possibilità di servire più Comuni e della presenza di capacità analoghe nelle aree confinanti.
E soprattutto: presso chi?
La capacità non va collocata automaticamente presso chi presenta la domanda. Va verificato che l’organizzazione destinataria sia realmente in grado di gestirla e mantenerla operativa nel tempo.
- numero di volontari realmente attivi;
- presenza di personale formato e abilitato all’utilizzo;
- turnazione e disponibilità operativa coerenti con lo scenario;
- rimessaggio e condizioni di custodia adeguati;
- capacità di manutenzione e gestione ordinaria;
- possibilità di movimentare il bene in tempi utili;
- disponibilità a impiegarlo anche fuori dal proprio Comune o gruppo;
- capacità di inserirlo nelle procedure e nelle esercitazioni di sistema.
Il rischio, altrimenti, è finanziare il mezzo giusto nel posto giusto ma presso una struttura che non ha uomini, competenze o organizzazione sufficienti per farlo vivere.
Una griglia semplice: 100 punti per finanziare capacità, non richieste
La graduatoria dovrebbe essere costruita con criteri trasparenti e misurabili, ma orientati alla programmazione territoriale. Una possibile griglia potrebbe essere questa:
| La domanda da fare | Cosa valutare | Punti |
|---|---|---|
| Serve davvero per i rischi di quel territorio? | Coerenza con scenari di rischio e pianificazione | 25 |
| Quella capacità manca davvero? | Gap rispetto alle capacità effettivamente disponibili | 20 |
| Quanto verrà utilizzato? | Utilizzo previsto, Comuni serviti e rendimento operativo | 15 |
| Chi lo riceve è in grado di gestirlo? | Volontari, formazione, rimessaggio, manutenzione e disponibilità | 10 |
| Il bene da sostituire è realmente usurato? | Età, km/ore, manutenzioni, affidabilità e vita residua | 10 |
| Può servire più soggetti e più territori? | Condivisione distrettuale/intercomunale | 10 |
| In quanto tempo è disponibile una capacità equivalente? | Copertura e tempi di risposta | 5 |
| Quanto cofinanzia il beneficiario? | Partecipazione alla spesa senza penalizzare i territori fragili | 5 |
| TOTALE | 100 |
Una soglia minima
Prevederei anche una soglia minima di finanziabilità, ad esempio 60 punti su 100. Sotto quella soglia il bene non viene finanziato. Non perché le risorse debbano restare inutilizzate, ma perché spendere non è un obiettivo: costruire una capacità utile al sistema sì.
Il cofinanziamento non può decidere il bisogno
Il cofinanziamento può responsabilizzare il beneficiario, ma dovrebbe avere un peso limitato. Una struttura con maggiore disponibilità economica non dovrebbe superare una richiesta più necessaria solo perché può mettere più risorse proprie. La capacità finanziaria del richiedente non è la misura del rischio territoriale.
Cambiare anche il concetto di proprietà
Un mezzo acquistato con contributo pubblico può restare nella titolarità del beneficiario, ma sul piano operativo dovrebbe essere considerato una capacità disponibile per il sistema. Chi lo riceve non dovrebbe essere soltanto il proprietario o il custode: dovrebbe diventare il soggetto responsabile di mantenerlo efficiente e renderlo disponibile quando necessario.
Il problema non è chi riceve il finanziamento. È ciò che decidiamo di finanziare.
Una graduatoria può essere formalmente corretta, trasparente e perfettamente coerente con i criteri previsti. Ma questo non significa automaticamente che produca la migliore distribuzione possibile delle capacità operative sul territorio.
Il salto di qualità avviene a monte: definire prima quali capacità servono, dove servono, con quale priorità e quale organizzazione è realmente in grado di gestirle. Solo dopo ha senso aprire la competizione tra le domande.
PRIMA CENSISCO CIÒ CHE HO.
POI MISURO I RISCHI.
INDIVIDUO LE CAPACITÀ CHE MANCANO.
DECIDO COSA FINANZIARE, DOVE COLLOCARLO E PRESSO CHI.
Una buona politica di Protezione civile non consiste nel distribuire mezzi. Consiste nel costruire capacità, collocandole dove servono e presso organizzazioni realmente in grado di mantenerle operative e metterle a disposizione del sistema.
Il risultato non si misura dal numero di mezzi acquistati, ma da quanto il territorio sarà realmente in grado di fare quando servirà.
NON SI FINANZIANO GRUPPI.
SI FINANZIA LA CAPACITÀ DI RISPOSTA DEL TERRITORIO.

2 Responses
Egr.Sig. Chiara Garbin,
ho letto attentamente il Suo link ed in particolare ho compilato la griglia per capire se l’investimento per l’acquisto di un nuovo mezzo da adibire alle attività sul territorio era conveniente (punti 80 su 100). Avevamo un mezzo da circa 20 anni e lo scorso anno è stato venduto perchè obsoleto e non garantiva l’operatività in sicurezza. Siamo rimasti con un pickup utilizzato per la squadra A.I.B. e per gli altri usi un carrello omologato e targato che trainiamo con il pickup sopra citato.
Lei sa se in regione Lombardia c’è qualche bando per poter accedere ai finanziamenti.
Grazie Distinti saluti.
“Un’organizzazione può non possedere una determinata mentre la stessa capacità è già disponibile, a breve distanza e in tempi compatibili con l’intervento”, riporto quanto da Lei riportato.
È capitato (dove abito) che un Gruppo Comunale ha dato in uso l’attrezzatura richiesta che è stata riconsegnata rotta. Il Gruppo che ha avuto l’attrezzatura in prestito si è guardato bene di farla riparare!!! Non riporto i commenti che sono seguiti.