Quando si parla di protezione civile, l’immaginario collettivo va subito alle emergenze: alluvioni, terremoti, frane. Ai soccorsi, alle sirene, ai volontari che spalano fango. Ma la protezione civile non è questo. O almeno, non solo.

La protezione civile è un sistema che deve funzionare ogni giorno, anche quando non ci sono emergenze. È nata per evitare i disastri, non solo per rispondere. Ed è arrivato il momento che questo concetto diventi chiaro a tutti.

Le origini: la svolta dopo il disastro

Per anni, in Italia, si è intervenuti solo a evento avvenuto. L’idea stessa di prevenzione non era contemplata. Poi sono arrivati il terremoto del Friuli (1976) e quello dell’Irpinia (1980). E da lì tutto è cambiato. In mezzo a quelle macerie, nacque la consapevolezza che non bastava aiutare: bisognava organizzare, pianificare, prevedere.

Nel 1992, grazie al lavoro di Giuseppe Zamberletti, fu varata la Legge 225, che istituì il Servizio Nazionale della Protezione Civile. Fu il primo vero riconoscimento legislativo della protezione civile come modello organizzato, diffuso, multilivello. Da lì si è costruito un sistema che ha messo insieme lo Stato, le Regioni, i Comuni, il volontariato, il mondo scientifico, le forze dell’ordine e i cittadini.

Dal caos al Codice del 2018

Negli anni, ogni emergenza ha prodotto una norma. Troppe leggi, troppa frammentazione. Per questo, nel 2018, arriva il Codice della Protezione Civile (D.Lgs. 1/2018): un testo unico che fa ordine e chiarisce cosa dev’essere oggi la protezione civile.

Non più solo intervento. Ma previsione, prevenzione, gestione e recupero. Un sistema, non un ufficio. Una cultura, non un modulo da compilare.

I quattro pilastri della protezione civile

Il Codice definisce quattro funzioni fondamentali:

  1. Previsione – raccogliere dati, studiare i fenomeni, analizzare i rischi
  2. Prevenzione – ridurre la vulnerabilità del territorio e delle comunità
  3. Gestione dell’emergenza – rispondere in modo coordinato e tempestivo
  4. Superamento dell’emergenza – riportare la vita alla normalità in sicurezza

Purtroppo, ancora oggi il sistema italiano si concentra troppo sulla terza fase. La prevenzione rimane la grande assente, la parte meno visibile e meno finanziata. Eppure è proprio lì che si costruisce la resilienza.

Perché la protezione civile è importante anche quando non succede nulla

Perché tutela la vita delle persone, ogni giorno. Perché protegge beni, ambiente, animali, insediamenti. Perché crea comunità più forti, più consapevoli, più preparate.

E soprattutto, perché aiuta a gestire l’incertezza, trasformandola in conoscenza e azione. È un presidio di civiltà.

Perché la protezione civile è un sistema

Il Codice la definisce “Servizio nazionale”. Ma nella realtà è molto di più: è un sistema. Un insieme complesso e integrato che tiene insieme lo Stato e le istituzioni locali, il mondo scientifico e tecnico (ARPA, Genio Civile, CNR), i gestori dei servizi (acqua, luce, gas), i volontari, le scuole e le università, e soprattutto i cittadini.

Ma un sistema non funziona se ciascuno lavora per conto suo. Serve coordinamento tra enti, ma anche tra gli uffici dello stesso ente: la protezione civile non può restare un settore isolato. Deve lavorare con l’urbanistica, l’ambiente, i lavori pubblici, i servizi sociali, la scuola. Ogni ufficio deve essere parte del sistema, perché ogni decisione sul territorio è una scelta che incide sul rischio.

Cosa dobbiamo fare, adesso

La legge c’è. Gli strumenti ci sono. Le competenze anche. Ma serve volontà. Serve visione. Serve responsabilità.

Ecco cosa bisogna fare:

  • Formare i sindaci al loro ruolo di autorità di protezione civile
  • Aggiornare e usare i piani di emergenza, non solo redigerli per obbligo
  • Coinvolgere i volontari anche nella prevenzione, non solo in emergenza
  • Curare il territorio: pulizia dei fossi, controllo delle aree a rischio, manutenzione ordinaria e straordinaria
  • Coinvolgere le scuole, gli insegnanti, i giovani: perché l’educazione al rischio comincia da lì
  • Creare alleanze tra enti, firmare protocolli operativi, attivare esercitazioni vere
  • Parlare con i cittadini, costruire una cultura condivisa e concreta del rischio

La protezione civile è una responsabilità quotidiana

Non possiamo continuare a chiamarla solo quando suona l’allerta. La protezione civile non è un corpo speciale. È una funzione di tutti. È il modo in cui uno Stato, un Comune, una scuola, un cittadino scelgono di prendersi cura della propria comunità.

Chi oggi non fa prevenzione, domani raccoglie danni. E non potrà più dire che non lo sapeva.

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4 Responses

  1. Sono un umile volontario di Protezione Civile da “solo” 8 anni, mi sarebbe piaciuto farne parte molto tempo prima, ogni servizio da me svolto sempre fatto con UMILTÀ, ATTENZIONE, PROFESSIONALITÀ, VOGLIA D’IMPARARE DA CHI NE SA’ PIU DI ME PER ESPERIENZA E PER FARE ESPERIENZA…… Detto questo, non sono d’accordo che la Protezione Civile, le Associazioni di cui è composta debbano essere usate, spesso, per manifestazioni tipo: Giro d’Italia, maratone o corse simili, feste di via, manifestazione benefiche o altro tipo di eventi che nulla hanno a che fare con la Protezione Civile. Mio umile pensiero……. Piuttosto più esercitazioni e simulazioni che coinvolgano anche la cittadinanza e, soprattutto i giovani, per sapere poi come effettivamente comportarsi in caso di bisogno ed effettiva emergenza…….. Grazie

    • Andrea, apprezzo profondamente ciò che hai scritto. La tua umiltà, la voglia di imparare e l’approccio rispettoso all’esperienza altrui sono valori fondamentali per chi vive davvero la protezione civile. Hai perfettamente ragione: il sistema non deve confondere la presenza sul territorio con la partecipazione a eventi che nulla hanno a che fare con l’emergenza o con la prevenzione. Le associazioni vanno valorizzate nel loro ruolo vero, che è formare, esercitarsi, educare, creare consapevolezza. Troppo spesso si rischia di usarle per fare presenza, non per fare sostanza. Il tuo “umile pensiero” è in realtà un punto di vista che condivido pienamente. Grazie per averlo scritto con tanta onestà.

  2. Brava Chiara ! Tu meriti molto
    Per quello che stai facendo per
    La Protezione Civile. A Vicenza
    Ed in Italia !!
    Meriti incarichi ancora più ➕️
    Grandi …..
    Perché lavori con Passione
    E Competenze acquisite
    Oramai da Anni , però
    Molto spesso essendo questi
    Incarichi ……Nomine Politiche
    Spesso Vanno Messi Ai Vertici
    Degli Incopetenti ……..esempio
    I Trombati in Politica ……..
    Musmeci. Mi pare si chiami ..
    L’ultimo dei Trombati …….

    • Vittorio ti ringrazio sinceramente. Le tue parole mi onorano, soprattutto perché colgono ciò che per me conta davvero: competenza, esperienza e passione. So bene che spesso gli incarichi seguono logiche politiche, e purtroppo anche io ho visto troppe volte persone capaci restare fuori, mentre altri salgono solo per appartenenze o giochi di potere. Ma proprio per questo continuerò a metterci la faccia: non per ottenere una nomina, ma per dimostrare che il merito può – e deve – tornare centrale. Anche quando il sistema cerca di escluderti, la coerenza fa la differenza.

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