Nel tempo il volontariato di Protezione Civile è cambiato. Non basta più la buona volontà, la passione, lo spirito di aiuto. Oggi servono competenze, consapevolezza e preparazione. Servono regole chiare. Serve sicurezza. Ed è proprio da qui che nasce la nuova direzione normativa introdotta nel 2024 con le Linee Guida nazionali.

Un percorso iniziato con una legge di civiltà

Tutto ha preso forma con il Decreto Legislativo 81/2008, che ha stabilito per la prima volta l’equiparazione dei volontari ai lavoratori per quanto riguarda la tutela della salute e della sicurezza. Con il Decreto Interministeriale del 13 aprile 2011 si è andati oltre: le organizzazioni di volontariato che impiegano operatori in scenari emergenziali devono garantire DPI adeguati, formazione minima e idoneità psicofisica. Ma è solo tra il 2012 e il 2013 che, con una serie di direttive e allegati tecnici, si è cercato di dare un primo ordine al sistema, lasciando però ampi margini alle Regioni, che hanno agito con forte disomogeneità.

2024: la svolta attesa da tempo

Le Linee Guida pubblicate a dicembre 2024 segnano un cambio di passo radicale. La formazione per i volontari organizzati diventa finalmente obbligatoria, tracciata, uniforme a livello nazionale. Nessuna attività può essere svolta senza un percorso formativo certificato, anche quella apparentemente più semplice. Si comincia con un corso base di almeno 12 ore, suddiviso in cinque moduli fondamentali: struttura del sistema di protezione civile, ruolo del volontariato, scenari di rischio, sicurezza e DPI, pianificazione e attività sul territorio. Solo chi frequenta tutto il corso ottiene un attestato valido. Poi si potrà accedere a percorsi specialistici, con prove scritte e pratiche, sotto controllo costante. I formatori devono essere accreditati e registrati. Tutti i dati vanno conservati almeno dieci anni. Ogni volontario avrà un fascicolo digitale aggiornato con corsi e competenze.

Un sistema di responsabilità condivisa

Il cambiamento non è solo tecnico, ma culturale. I sindaci e i referenti delle organizzazioni tornano ad avere un ruolo preciso. Non si può più improvvisare. Le attività devono essere pianificate, valutate, proporzionate alla formazione ricevuta. La sicurezza del volontario diventa parte integrante della missione. Non si tratta di burocrazia: si tratta di etica.

Cosa ancora manca

Il sistema è stato avviato, ma non è completo. Manca un’indicazione chiara sull’obbligo della visita medica d’idoneità per i volontari, oggi lasciata alla discrezionalità. Manca un piano nazionale di aggiornamento periodico, che consenta di mantenere vive competenze e specializzazioni. Servirebbero finanziamenti strutturali per sostenere la formazione e non caricarla sulle spalle delle ODV. Manca un vero riconoscimento, anche simbolico, del ruolo strategico che questi cittadini attivi rivestono. E manca, ancora troppo spesso, una reale cultura della prevenzione, da parte di chi coordina e da parte delle comunità locali.

Lo scenario che dobbiamo costruire

Il futuro non può essere lasciato al caso. Queste Linee Guida sono solo un punto di partenza. Serve che il legislatore intervenga in modo più netto, sancendo l’obbligatorietà della formazione in ogni fase del percorso del volontario. Serve un sistema informativo centrale e trasparente. Serve coerenza tra chi coordina e chi opera. E serve anche il coraggio di dire che, senza formazione, non si può essere impiegati, per quanto grande sia l’entusiasmo. Essere volontari oggi significa essere consapevoli, non solo disponibili. Perché aiutare, in Protezione Civile, è un onore. Ma è anche un dovere verso sé stessi, verso la collettività, verso il futuro.

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