In Veneto, negli ultimi giorni, abbiamo assistito a piogge che hanno messo in difficoltà diversi territori. Eventi intensi, sì, ma non eccezionali. Eppure la discussione che si è scatenata lascia l’amaro in bocca: tra chi sostiene che “non si può fare nulla” e chi sposta il discorso su grandi teorie globali, sembra che nessuno voglia guardare in faccia la realtà.
🔹 Non è la pioggia che ci affoga, è la rassegnazione.
Nei commenti delle stesse pagine che diffondono queste analisi, i cittadini hanno scritto a chiare lettere quello che vedono tutti i giorni: tombini otturati, caditoie mai pulite, strade asfaltate senza criterio, scarichi delle ciclabili intasati già pochi mesi dopo la posa. Altri hanno ricordato che basterebbe una manutenzione regolare per ridurre di molto i danni. Non è “bestialità”, è buon senso.
Eppure la risposta “ufficiale” va in un’altra direzione: mitigazione e adattamento, bici invece dell’auto, meno carne, più verde pubblico, processi industriali efficienti, barriere urbane, energia rinnovabile. Tutto vero in teoria, ma tradotto così sembra una predica astratta, lontana dalla vita quotidiana delle persone.
🔹 Gli slogan non fermano l’acqua.
La contraddizione è evidente: chi propone queste ricette è davvero coerente? Davvero si muove solo in bicicletta, non prende l’aereo per le vacanze, non usa l’auto, non consuma prodotti provenienti da industrie “non efficienti”? Perché se si predica un modello di vita radicale, bisogna essere i primi a dimostrare che è possibile viverlo. Altrimenti resta solo un esercizio di retorica.
La realtà, invece, ci dice che i cittadini non sono negazionisti, non vogliono minimizzare il clima, ma chiedono soluzioni concrete, qui e ora: caditoie pulite, fossi manutenuti, bacini di laminazione funzionanti, scelte urbanistiche lungimiranti. La cultura della protezione civile e della prevenzione nasce da qui, non dagli slogan.
Ecco perché serve una corretta informazione: non per “zittire” i cittadini, ma per educare tutti – amministratori, tecnici e comunità – a leggere i problemi e affrontarli con responsabilità. Senza coerenza e senza esempi concreti, continueremo a restare fermi, divisi tra chi si rassegna e chi si rifugia negli slogan.
🔹 La protezione civile è azione, non resa.
Se vogliamo davvero dare un futuro al nostro territorio, dobbiamo ripartire dalla cosa più semplice e difficile insieme: educazione e coerenza. Perché le soluzioni esistono, ma non si costruiscono con le prediche: si costruiscono con scelte quotidiane, verificabili, condivise.

3 Responses
Bel discorso Chiara
le tue parole sanno esprimere sempre un pensiero positivo, anche posto a risolvere, e non come tante chiacchiere perse nell’aria.
Grazie Gianni,
sono convinta anch’io che le parole abbiano senso solo se portano a soluzioni. Altrimenti restano chiacchiere vuote che non aiutano nessuno. Per questo insisto sulla necessità di trasformare ogni analisi in azioni concrete: il territorio non ha bisogno di rassegnazione, ma di responsabilità e coerenza.
Buongiorno dottoressa! vorrei far parte della protezione civile italiana, visto che al mio paese, per colpa dei discrimini su i disabili con tetraparesi spastici di 75%, non è andato come volevo.
Se lei mi date il vostro consento di andare avanti nella protezione civile italiana. La ringrazio dottoressa Garbin