Per anni si è parlato di valorizzare il volontariato come esperienza formativa.
Oggi non è più solo un principio: dal 2025–2026 esiste il decreto che rende questa possibilità concreta.
Con il Decreto interministeriale del 31 luglio 2025, pubblicato in Gazzetta Ufficiale n. 248 del 24 ottobre 2025, lo Stato ha dato attuazione all’articolo 19 del Codice del Terzo Settore, collegandolo in modo diretto al Sistema nazionale di certificazione delle competenze previsto dal D.Lgs. 13/2013.
Questo è il passaggio che trasforma le norme da dichiarazioni di principio a strumenti applicabili.
Vediamo cosa significa davvero, nella realtà.
Il quadro normativo, spiegato in modo semplice
Il sistema oggi si regge su tre pilastri che lavorano insieme:
- Art. 19 del D.Lgs. 117/2017 (Codice del Terzo Settore)
Stabilisce che le competenze acquisite nel volontariato possono essere riconosciute in ambito scolastico e lavorativo. - D.Lgs. 13/2013
Definisce come si individuano, validano e certificano le competenze acquisite anche fuori da scuola e università (apprendimento non formale e informale). - Decreto interministeriale 31 luglio 2025
È il decreto che attua l’art. 19, stabilendo i criteri concreti per riconoscere le competenze maturate nel volontariato all’interno del sistema nazionale di certificazione.
Senza quest’ultimo decreto, le altre norme restavano sulla carta.
Con questo decreto, il sistema diventa operativo.
Cosa cambia davvero dal 2025/2026
Da ora in poi il volontariato è riconosciuto formalmente come ambito di apprendimento non formale, ma solo se rispetta determinate condizioni.
Il decreto non dice “chi fa volontariato ottiene titoli”.
Dice invece: se il volontariato è strutturato, tracciato e valutato, le competenze possono essere riconosciute secondo le regole del sistema nazionale.
Cosa significa “riconoscimento delle competenze”
Riconoscere una competenza non vuol dire rilasciare una semplice attestazione di presenza.
Secondo il D.Lgs. 13/2013, richiamato espressamente dal decreto 2025, il riconoscimento passa da tre fasi obbligatorie:
- Individuazione: capire quali competenze sono state realmente esercitate;
- Valutazione: verificare che quelle competenze esistano davvero, con elementi oggettivi;
- Attestazione o certificazione: rilascio di un documento conforme agli standard nazionali.
Se manca la valutazione, non si è nel sistema previsto dalla legge.
Cosa vuol dire, in pratica, per chi fa volontariato
Per i volontari il messaggio è chiaro.
Perché l’esperienza possa essere riconosciuta:
- il volontariato deve essere svolto in un Ente del Terzo Settore iscritto al RUNTS;
- le attività devono essere organizzate e continuative, non episodiche;
- devono essere tracciate (ore, ruoli, responsabilità);
- deve esserci una valutazione delle competenze, non solo una firma finale.
Il riconoscimento non arriva automaticamente alla fine:
si costruisce durante il percorso.
Cosa non cambia (ed è bene dirlo chiaramente)
Il decreto non introduce automatismi.
- Le Università possono, ma non devono, riconoscere crediti formativi.
- I CFU non sono un diritto, ma una possibilità valutata caso per caso.
- Nei concorsi pubblici, il volontariato è valutabile solo se il bando lo prevede.
- Nel lavoro, il volontariato non sostituisce titoli o abilitazioni.
Il decreto apre una porta, non crea scorciatoie.
La responsabilità degli enti del Terzo Settore
Il decreto 2025 affida un ruolo centrale agli enti.
Applicarlo correttamente significa:
- progettare attività che generano competenze reali;
- distinguere tra presenza e apprendimento;
- non promettere crediti o titoli che non dipendono dall’ente;
- certificare solo ciò che è realmente verificabile.
Certificare senza valutare significa svuotare di senso l’intero sistema.
La strada indicata dalla norma
Il messaggio complessivo della normativa è chiaro:
meno volontariato improvvisato, più volontariato consapevole e qualificato.
Se applicato bene, il decreto:
- tutela i volontari seri;
- rafforza la qualità del Terzo Settore;
- rende credibili le competenze dichiarate.
Se applicato male, crea solo aspettative false.
In sintesi
Dal 2025/2026 il riconoscimento delle competenze nel volontariato non è più solo un’idea, ma una possibilità concreta.
Una possibilità che funziona solo se si rispettano le regole del sistema nazionale.
Il volontariato può valere.
Ma vale se è fatto bene.

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