Negli ultimi giorni mi sono stati inviati diversi articoli che raccontano contrapposizioni tra Comuni e volontari di Protezione Civile. Casi diversi, territori diversi, ma uno schema che si ripete: rotture, dimissioni, nascita di nuovi gruppi, accuse reciproche e, sullo sfondo, la politica.

Non entro nel merito dei singoli episodi. Senza conoscere nel dettaglio atti, passaggi amministrativi e responsabilità reali, sarebbe scorretto e poco serio prendere posizione.
Quello che però emerge con forza è un problema più profondo, che va oltre il singolo caso.

Il problema non è togliere la Protezione Civile dalla politica.
Il problema è che troppo spesso non si conosce – o non si applica – la normativa che disciplina ruoli, funzioni e responsabilità.

La Protezione Civile, per legge, è una funzione pubblica.
Non è un ambito neutro, né un terreno “libero” da regole. Le responsabilità sono chiare, a partire dai Sindaci come autorità di protezione civile, e il volontariato è una componente operativa fondamentale, ma inserita dentro una regia pubblica, non esterna ad essa.

Quando il rapporto tra Comune e volontari si rompe, non siamo di fronte a un segno di evoluzione o di autonomia del sistema. Siamo di fronte a un fallimento della governance:
ruoli poco definiti, aspettative sbagliate, comunicazione fragile, uso improprio o intermittente del volontariato, e talvolta una gestione più politica che tecnica.

In questo vuoto si alimenta la contrapposizione:
da una parte l’ente, dall’altra i volontari.
Ma la Protezione Civile non funziona per contrapposizioni. Funziona per integrazione, responsabilità condivise, catene di comando chiare.

L’idea che basti “liberare” la Protezione Civile dalla politica per risolvere i problemi è una semplificazione pericolosa. In emergenza non servono slogan, ma:
– formazione continua
– sicurezza e DPI
– coperture e responsabilità definite
– coordinamento reale
– rispetto delle regole

L’improvvisazione non è libertà. È rischio.
E a pagarlo, alla fine, non sono né i Comuni né i volontari, ma le comunità.

Se vogliamo davvero rafforzare la Protezione Civile, dobbiamo smettere di alimentare lo scontro e iniziare a ricostruire un sistema serio, competente e responsabile, dove ciascuno sa cosa deve fare, fino a dove può spingersi e di cosa risponde.

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2 Responses

  1. Avpcuri C’è necessità di regole chiare,di corsi sia per amministratori sia per volontari .questi soggetti hanno necessità di chiarimenti in modo che non si sia di fronte ad un evento senza capire cosa fare e chi deve intervenire. Separiamo bene i ruoli che questi soggetti devono avere in campo

  2. Lo scontro c’è se il sindaco non si chiarisce bene quali sono i ruoli di entrambe le parti, le regole ci sono, ma sindaci e amministratori devono capire che la protezione civile cioè il VOLONTARIATO non sostituisce la polizia locale cioè i vigili urbani ho polizia municipale come la vogliamo chiamare, il volontariato affianca la polizia locale nelle difficoltà emergenziali sempre con sindaco in sintonia di comando. E un altro problema e che molte volte il sindaco viene sostituito da assessori ho referenti che non sanno nulla del volontariato, credono di avere un potere di comandare e gestire un emergenza e dei volontari a sua idea. Il sindaco deve rimanere unico e solo autorità di P.C. chiunque vuole ho viene messo a capo di un gruppo di volontariato deve avere un idea chiara di cosa deve e quali sono i compiti di un volontario prima che si fanno guai. Fare una legge un libricino dove chi deve gestire coordinare un gruppo sa quali sono le regole da seguire. Così si finiscono anche incertezze scontri tra sindaci ho amministrazioni con i volontari. Fate uno statuto chiaro e preciso dei ruoli del sindaco amministrazione comunale comandante di polizia municipale ecc. Uno statuto chiaro. La legge già prevede tante cose ma bisogna aggiornare e divulgare e fare in modo che al momento che c’è un amministrazione con sindaco devono avere subito qualcosa da leggere con legge e chiarimenti di responsabilità e cosa fare avendo un gruppo di volontari che offrono il loro servizio per il bene della comunità.

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