Con il Decreto del Capo del Dipartimento della Protezione Civile n. 3932 del 12 dicembre 2025 viene finalmente messo ordine in un ambito delicatissimo della protezione civile: la formazione di chi opera dopo un evento calamitoso, quando le decisioni incidono direttamente sulla sicurezza delle persone, sugli edifici e sul patrimonio culturale.
Il decreto non riguarda la prevenzione, non riguarda l’allerta e non introduce nuove figure operative.
Si applica esclusivamente alla fase di post-emergenza e definisce chi può essere formato, per fare cosa, con quali requisiti e per quanto tempo.
In particolare, disciplina due ambiti ben distinti:
- la formazione dei tecnici e del personale della pubblica amministrazione per le attività di valutazione dell’impatto, censimento dei danni e rilievo dell’agibilità delle strutture;
- la formazione dei volontari di protezione civile e dei funzionari pubblici per le attività di salvaguardia dei beni culturali colpiti da eventi calamitosi.
A chi si riferisce davvero il decreto
Il decreto si rivolge a soggetti ben precisi.
Da un lato:
- tecnici della pubblica amministrazione;
- professionisti iscritti agli ordini e collegi;
che possono essere impiegati nelle attività di valutazione dei danni e di agibilità delle strutture nel post-evento.
Dall’altro lato, ed è qui la distinzione fondamentale:
- volontari di protezione civile;
- funzionari delle amministrazioni pubbliche;
ma solo per quanto riguarda le attività di salvaguardia dei beni culturali in emergenza.
Il decreto non abilita i volontari a svolgere valutazioni strutturali o a dichiarare l’agibilità degli edifici.
In quell’ambito la responsabilità resta tecnica e professionale.
Perché il decreto è importante
Il senso del provvedimento è molto chiaro:
nel post-emergenza non ci si può improvvisare.
Valutare un edificio, censire un danno, intervenire su un bene culturale significa assumersi responsabilità tecniche, amministrative e anche penali.
Per questo il decreto punta su tre principi: competenza, tracciabilità della formazione, aggiornamento continuo.
Cosa prevede per tecnici e pubblica amministrazione
Per le attività di valutazione dell’impatto, censimento dei danni e rilievo dell’agibilità, il decreto introduce un percorso formativo strutturato a livelli.
È previsto:
- un livello base obbligatorio, che fornisce le conoscenze fondamentali sul sistema di protezione civile, sulla sicurezza degli operatori, sull’uso dei DPI e sugli strumenti di rilievo;
- livelli specialistici, necessari per operare concretamente nelle attività di agibilità e censimento danni;
- livelli più avanzati per chi svolge ruoli di supporto tecnico e di coordinamento nelle strutture di emergenza.
La formazione non è generica, ma mirata alla funzione che si va a svolgere.
Cosa prevede per i volontari: focus sui beni culturali
Il decreto è molto preciso quando parla di volontari.
I volontari di protezione civile sono destinatari della formazione esclusivamente per le attività di:
- messa in sicurezza;
- tutela;
- salvaguardia dei beni culturali danneggiati da eventi calamitosi.
Si tratta di un ambito che richiede:
- conoscenze specifiche;
- coordinamento con il Ministero della Cultura;
- rispetto di procedure rigorose.
Il principio è chiaro: il volontariato è una risorsa solo se formato e correttamente inserito nel sistema.
Validità della formazione e aggiornamento
Un altro elemento centrale del decreto riguarda la validità della formazione.
Ogni percorso formativo:
- ha una durata di 5 anni;
- richiede un aggiornamento periodico.
Per mantenere l’abilitazione è necessario:
- partecipare ad attività di aggiornamento riconosciute, oppure
- dimostrare di aver operato effettivamente in emergenza per un numero minimo di giornate.
La formazione non è più “per sempre”, ma va mantenuta nel tempo.
Chi può organizzare la formazione
Il decreto stabilisce con chiarezza anche i soggetti che possono erogare la formazione:
- Regioni e pubbliche amministrazioni;
- Dipartimento della Protezione Civile;
- organizzazioni nazionali di volontariato;
- ordini professionali e Struttura Tecnica Nazionale;
- università, centri di ricerca e Vigili del Fuoco;
- Ministero della Cultura per la parte relativa ai beni culturali.
Questo garantisce uniformità nazionale e percorsi formativi riconosciuti.
Il messaggio finale del decreto
Il messaggio che emerge è semplice e forte: nel post-emergenza servono ruoli chiari e competenze certificate.
Questo decreto non allarga le maglie, non crea scorciatoie e non confonde i ruoli.
Rafforza invece un principio fondamentale: la protezione civile funziona solo quando ognuno fa ciò per cui è formato, nel rispetto delle responsabilità e della sicurezza di tutti.

3 Responses
Vorrei avete 20 anni, ma ne ho 75
Certo che se avessi saputo prima, è un argomento interessantissimo. Solo che il mese prossimo sono 79
Certo che se avessi saputo prima, è un argomento interessantissimo. Solo che il mese prossimo sono 79