In emergenza il territorio diventa un cantiere a cielo aperto: acqua, fango, vento, incendi, blackout, strade chiuse, persone spaventate, informazioni che girano male.
In un cantiere, se non c’è regia, succede il peggio: ognuno “fa”, ma nessuno coordina. E a pagare sono due categorie: la popolazione e chi interviene.
La catena di comando non serve a “comandare”. Serve a una cosa concreta: evitare improvvisazioni e garantire sicurezza. Questo è coerente con l’impianto del Codice di Protezione Civile (D.Lgs. 1/2018), che costruisce un sistema per livelli e responsabilità.
L’emergenza non è tutta uguale: cambia il livello di regia
Ci sono emergenze gestibili dal Comune e altre che richiedono il coordinamento di più enti o addirittura il livello nazionale. Se tratti tutto come “massimo livello”, crei solo confusione. Se invece inquadri correttamente l’evento, sai subito chi coordina cosa.
Chi fa la regia, davvero?
Nel sistema di protezione civile le autorità sono chiare:
- Sindaco sul territorio comunale
- Presidente di Regione sul territorio regionale
- livello nazionale quando l’evento supera capacità e mezzi locali/territoriali
Non è una targa. È responsabilità: organizzare, decidere, comunicare con una linea unica.
Comune e Sindaco: il primo livello operativo
Il Comune deve poter “funzionare” quando serve: piano, procedure interne, capacità di attivare i primi interventi e l’assistenza alla popolazione.
La cosa che molti dimenticano è questa: non basta l’ordinanza. Serve un’organizzazione che non vada in tilt e che non si blocchi nella burocrazia proprio mentre l’evento corre.
Prefetto: cabina di regia quando l’evento supera il Comune
Quando l’emergenza è più ampia (o sta diventando tale), serve un coordinamento unitario dei servizi di emergenza sul territorio provinciale e un flusso informativo ordinato tra Comuni, Regione e strutture dello Stato. Questa regia esiste ed è un pezzo chiave per evitare sovrapposizioni.
Regione: struttura, sala operativa, risorse, volontariato
La Regione tiene insieme il sistema regionale: indirizzi per la pianificazione, organizzazione delle risorse, sala operativa, colonna mobile e gestione del volontariato regionale. E soprattutto deve spingere formazione e preparazione, perché l’improvvisazione in emergenza è un moltiplicatore di danno.
Perché servono procedure: perché tutelano i soccorritori
Nel cantiere a cielo aperto la priorità non è fare tanto. È fare bene e in sicurezza.
Ecco cosa evita una buona procedura:
- volontari e operatori mandati “dove capita”
- persone senza DPI adeguati in contesti pericolosi
- sovrapposizioni tra squadre e funzioni
- comunicazioni contraddittorie
- cittadini che entrano in area rossa perché “devono vedere”
Ogni soggetto deve stare nel suo ruolo. Anche per responsabilità.
Volontariato: fondamentale, ma mai improvvisato
Il volontariato è una colonna del sistema, ma proprio per questo va impiegato in modo ordinato: attivazione corretta, compiti compatibili, sicurezza, coordinamento. Se arriva “di testa sua” senza regia, non è valore aggiunto: è rischio aggiunto.
Anche la popolazione ha un ruolo: rispettare le indicazioni
La collaborazione non è un’opinione: in emergenza significa attenersi alle disposizioni delle autorità. È parte della gestione perché riduce pericoli, intralci e tempi.
Sintesi
In emergenza funziona solo questo:
- una regia
- ruoli chiari
- procedure semplici
- sicurezza prima di tutto
- volontari formati e coordinati
- cittadini informati che rispettano le indicazioni
Il caos non nasce dall’evento. Nasce quando ognuno fa per conto suo.

5 Responses
Concordo pienamente ! Avanti così !
Sei stata chiarissima come sempre questo è l’ unico modo di intervenire in sicurezza 👏🏼
Buondì
Un gruppo di PC a cui viene negata convenzione con il Comune e’ tenuto comunque ad intervenire in caso di emergenza su territorio comunale?
Il Sindaco può convocare il gruppo nell’apertura del COC?
Grazie Chiara
Carissima Chiara leggo sempre con interesse le tue informazioni .A mio parere questo è il documento perfetto che serve a un volontario della protezione civile tutto chiaro in poche regole fondamentali . Sono un volontario da vent’anni nella citta di Torino ,e parecchie situazioni elencate le ho constatate di persona ,..qualche esempio ,volontari eticamente non preparati nei confronti dei cittadini ..cittadini che vogliono vedere il livello del fiume nonostante le transenne, per curiosità e qualche volta anche con arroganza . Comunque le cose che ho apprezzato in questo periodo di volontariato sono i corsi ( tipo IO NON RISCHIO ) anche solo per cultura personale . Ma le piu importanti per me sono le esercitazioni generali dove alla fine si stabilisce se tutto ha funzionato o evidenziare e correggere delle discrepanze . Un abbraccio Chiara. CARLO VENUTO