Negli ultimi anni abbiamo trasformato il volontariato in un riflesso automatico: succede qualcosa, chiamiamo i volontari. Arriva l’emergenza, corriamo. Finisce, ringraziamo. E ricominciamo da capo.
Questo schema è comodo, ma non è un sistema. È una scorciatoia.
Perché l’emergenza non è un palcoscenico: è un cantiere a cielo aperto. E in un cantiere non basta la buona volontà. Servono procedure, ruoli, responsabilità chiare e soprattutto sicurezza.
Io credo in una cosa semplice: il volontariato non va “celebrato”. Va messo nelle condizioni di funzionare.
E per farlo bisogna uscire dalla retorica e entrare nella governance. Non con parole belle, ma con scelte precise.
La prima scelta riguarda la dignità del ruolo.
Un volontario preparato non è un tappabuchi. È una parte del sistema di protezione civile. Se lo chiami, lo chiami per un compito definito. Se lo impieghi, lo impieghi con un coordinamento vero. Se lo mandi sul campo, lo mandi con tutele e strumenti adeguati.
La seconda scelta riguarda la sicurezza.
La sicurezza non è burocrazia. È rispetto.
Rispetto per chi interviene e per chi viene soccorso. Perché quando mancano regole, la prima cosa che salta non è l’efficienza: è la protezione delle persone. E in emergenza basta poco per trasformare un aiuto in un rischio.
La terza scelta riguarda la prevenzione.
La protezione civile non nasce quando suonano le sirene. Nasce prima: nel presidio, nella conoscenza del territorio, nella lettura delle criticità, nella manutenzione e nelle segnalazioni tempestive. Su questo i volontari hanno un valore enorme, perché nessuno conosce davvero un luogo come chi lo vive e lo attraversa ogni giorno.
Ma la prevenzione non può restare “una bella parola nei piani”. Deve diventare lavoro organizzato. E qui arriva il punto: se vogliamo un volontariato protagonista, servono impegni concreti.
Io ne metto sul tavolo sette, semplici e non negoziabili.
- Attivazioni chiare e tracciabili
Quando si attiva il volontariato deve essere chiaro chi decide, con quale procedura, per fare cosa e con quali limiti. L’ambiguità genera caos. - Ruoli definiti, catena di comando rispettata
Il volontario lavora dentro un coordinamento. Nessuno “fa di testa propria” e nessuno viene lasciato a inventarsi soluzioni sul momento. - Formazione continua e addestramento vero
Non basta “aver fatto un corso anni fa”. Servono aggiornamenti, esercitazioni, scenari realistici, verifiche. La competenza si mantiene, non si dà per acquisita. - DPI e dotazioni: standard minimi garantiti
Non si può parlare di sicurezza se poi sul campo mancano dispositivi adeguati o non si sa come usarli. Qui si misura la serietà del sistema. - Prevenzione come presidio, non come slogan
Monitoraggi, segnalazioni, piccoli interventi compatibili con il ruolo, osservazione delle criticità. Il territorio si difende prima, non dopo. - Integrazione con gli enti e con chi gestisce infrastrutture e reti
Genio civile, consorzi, gestori di servizi, uffici tecnici: se non lavorano in modo coordinato, il volontariato finisce sempre a rincorrere problemi che altri avrebbero dovuto prevenire. - Tutela reale del volontario
Coperture, responsabilità, sicurezza, riconoscimento del ruolo. Non si può chiedere presenza senza garantire protezione.
Queste cose non sono “pretese”. Sono il minimo per dire che un Paese rispetta chi lo serve.
Io non credo nel volontariato ringraziato a emergenza finita e dimenticato quando si pianifica. Credo in un volontariato competente, tutelato, integrato, protagonista di una cultura della prevenzione.
La sicurezza del territorio non si costruisce all’ultimo minuto.
Non si costruisce con l’eroismo.
Si costruisce con responsabilità e organizzazione.
Responsabilità di chi sceglie di essere volontario, certo. Ma anche e soprattutto responsabilità di chi governa il sistema e deve avere il coraggio di fare scelte chiare, prima che arrivi la prossima emergenza.
Chiara Garbin
www.chiaragarbin.it

4 Responses
Tutto questo molti volontari lo hanno recepito, molti lo mettono in pratica, altri cercono di fare e raggiungere obbiettivi, altri seguono il piano comunale, altri ancora fanno prevenzione e conoscono il proprio territorio, ma a finale chi deve veramente sapere non sa ho non vuole sapere. Poi il volontario ha bisogno tra tutto ciò sopra indicato di mezzi idonei e attrezzature idonee. Bisogna coinvolgere prima le istituzioni per fare coinvolgere i sindaci autorità di protezione civile. Solo così si possono cambiare le cose.
Chiara, la tua analisi è sempre efficace e molto chiara, peccato che le istituzioni, coloro i quali dovrebbero permettere ció che hai descritto, sono sempre più distratte dalla cura dei soli eventi occasionali. Nessun supporto concreto alle O.D.V. e gruppi di Protezione Civile. Spesso le Autorità Regionali che dovrebbero coadiuvare TUTTE le realtà del territorio, lo fanno perdendo di vista i più deboli. Certo non parlo dei Gruppi Comunali che sono ben altra realtà, ma parlo dei Gruppi di Protezione Civile provenienti dalle O.D.V. , dove ci si è costretti a fare grandi sacrifici per sopravvivere. Sogno una gestione equa, diretta e non politicizzata del mondo del Volontariato. Credimi, abbiamo fatto della formazione e dell’informazione verso i cittadini, il nostro baluardo, ma non basta. Abbiamo bisogno di essere supportati, meno burocrazia e sopratutto regole che aiutino concretamente chi ci mette passione per la popolazione e il proprio territorio. Buona Giornata.
LONGARDO Francesco.
Chiara, la tua analisi è sempre efficace e molto chiara, peccato che le istituzioni, coloro i quali dovrebbero permettere ció che hai descritto, sono sempre più distratte dalla cura dei soli eventi occasionali. Nessun supporto concreto alle O.D.V. e gruppi di Protezione Civile. Spesso le Autorità Regionali che dovrebbero coadiuvare TUTTE le realtà del territorio, lo fanno perdendo di vista i più deboli. Certo non parlo dei Gruppi Comunali che sono ben altra realtà, ma parlo dei Gruppi di Protezione Civile provenienti dalle O.D.V. , dove ci si è costretti a fare grandi sacrifici per sopravvivere. Sogno una gestione equa, diretta e non politicizzata del mondo del Volontariato. Credimi, abbiamo fatto della formazione e dell’informazione verso i cittadini, il nostro baluardo, ma non basta. Abbiamo bisogno di essere supportati, meno burocrazia e sopratutto regole che aiutino concretamente chi ci mette passione per la popolazione e il proprio territorio. Buona Giornata.
LONGARDO Francesco.
Chiara, la tua analisi è sempre efficace e molto chiara, peccato che le istituzioni, coloro i quali dovrebbero permettere ció che hai descritto, sono sempre più distratte dalla cura dei soli eventi occasionali. Nessun supporto concreto alle O.D.V. e gruppi di Protezione Civile. Spesso le Autorità Regionali che dovrebbero coadiuvare TUTTE le realtà del territorio, lo fanno perdendo di vista i più deboli. Certo non parlo dei Gruppi Comunali che sono ben altra realtà, ma parlo dei Gruppi di Protezione Civile provenienti dalle O.D.V. , dove ci si è costretti a fare grandi sacrifici per sopravvivere. Sogno una gestione equa, diretta e non politicizzata del mondo del Volontariato. Credimi, abbiamo fatto della formazione e dell’informazione verso i cittadini, il nostro baluardo, ma non basta. Abbiamo bisogno di essere supportati, meno burocrazia e sopratutto regole che aiutino concretamente chi ci mette passione per la popolazione e il proprio territorio. Buona Giornata.
LONGARDO Francesco.