Negli ultimi tempi si sta diffondendo una narrazione pericolosa e distorta sulla Protezione Civile.
Fenomeni meteorologici estremi vengono amplificati mediaticamente, numeri e statistiche sono utilizzati senza contesto, e il rischio diventa spettacolo.
In questa confusione, emergono voci che, senza alcun ruolo istituzionale, pretendono di dettare linee guida, diffondere allerte e gestire la comunicazione di rischio, sovrapponendosi alle competenze previste dalla normativa.
La Protezione Civile non è e non può diventare questo.
È un sistema strutturato, pubblico, governato da ruoli precisi, competenze chiare e responsabilità definite dalla legge.
E proprio per rispetto verso i cittadini e verso le istituzioni che ogni giorno lavorano con serietà, è necessario rimettere ordine.
Previsioni e allerte: strumenti diversi, ruoli chiari
Le previsioni meteorologiche rappresentano uno strumento essenziale nella gestione del rischio, riconosciuto e normato a livello nazionale.
Ma sono – e devono rimanere – uno strumento tecnico di supporto alla valutazione del rischio, non una funzione sostitutiva della gestione.
La Protezione Civile non si limita a ‘prevedere’: si occupa di decidere, pianificare e agire per mitigare gli effetti dei fenomeni attesi, attivando tutte le misure preventive e di risposta.
Il sistema nazionale di allertamento è affidato, per legge, alle ARPA (Agenzie Regionali per la Protezione dell’Ambiente), ai Centri Funzionali Decentrati, al Dipartimento Nazionale di Protezione Civile, in collaborazione con i centri di ricerca accreditati (come Università, CNR, ISPRA).
Sono questi soggetti pubblici e certificati che hanno la responsabilità esclusiva di elaborare previsioni ufficiali, diffondere allerte, definire scenari e valutare gli impatti sul territorio.
Il fai da te, le allerte meteorologiche private, le comunicazioni parallele e artigianali, rappresentano un grave rischio: creano confusione tra la popolazione, disorientano gli amministratori, mettono a repentaglio la credibilità del sistema pubblico e istituzionale.
Il rischio si governa, non si racconta
Il rischio non si gestisce a colpi di post social o di previsioni fantasiose.
Si governa con i piani comunali di Protezione Civile aggiornati, con la manutenzione ordinaria del territorio, con il coinvolgimento dei cittadini nella prevenzione, con investimenti in opere strutturali.
Chi continua a comunicare solo eventi estremi senza parlare di piani, protocolli, azioni locali concrete, non sta facendo Protezione Civile.
Sta facendo cronaca meteorologica.
E la cronaca, per quanto utile, non sostituisce la governance del rischio.
Chi decide? Non i meteorologi, ma le istituzioni
La responsabilità delle scelte ricade per legge sui Sindaci, sui Presidenti di Regione, sullo Stato.
Nessun meteorologo – per quanto competente sul piano scientifico – può o deve assumere ruoli di governo del territorio, né dettare la linea operativa.
I meteorologi devono fornire dati, scenari, elementi previsionali.
Il Sindaco, come autorità di Protezione Civile locale, è colui che decide, firma ordinanze, coordina, assume la responsabilità delle azioni sul territorio.
Confondere questi ruoli genera caos.
E la confusione, nel rischio, si paga in termini di inefficacia, ritardi, danni, perdita di credibilità.
Meno protagonismi, più sistema
Il sistema nazionale di Protezione Civile è già completo e regolato.
Non serve creare figure parallele che parlano molto e rispondono poco.
Serve invece rafforzare il sistema pubblico, trasparente, competente, basato su dati ufficiali, validati e diffusi dagli organismi preposti.
La Protezione Civile è fatta di piani, protocolli, dati scientifici, catene di comando chiare e competenze istituzionali.
Non di allarmi fai da te, di social, di spettacolarizzazione del rischio.
Chi lavora per la sicurezza del territorio non lo fa per visibilità.
Lo fa per responsabilità, per serietà, per garantire alla propria comunità un sistema affidabile, ordinato, coerente.
Il resto – permettetemi di dirlo con fermezza – è solo rumore.
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