«Non ho particolari talenti. Sono solo un appassionato curioso.»
Lo diceva Einstein. E oggi, in un tempo che rincorre risposte preconfezionate e verità semplici, questa frase ha un peso enorme.
Perché la curiosità, oggi, non è più incoraggiata. È vista come fastidio, come deviazione. Chi si fa domande rischia di sembrare fuori posto, persino sospetto. Eppure è proprio da lì che dovrebbe partire ogni vera ricerca, ogni progresso, ogni svolta.
Io non sono una scienziata. Non sono una genia. Ma ho qualcosa che continuo a coltivare con forza: non ho paura di farmi domande. E forse, oggi, è proprio questo il vero atto di resistenza.
Viviamo immersi in una narrazione unica, ripetuta in ogni sede, in ogni dibattito, in ogni post. Il cambiamento climatico è ormai ridotto a un’equazione semplice: cambiamento climatico = riscaldamento globale = CO₂. Una formula perfetta. Chiara, definitiva. Ma anche… troppo comoda?
Forse sì. Forse, proprio come ci insegna Einstein, la realtà è molto più complessa. E il bisogno di semplificare troppo, a volte, serve solo a non vedere ciò che davvero ci riguarda da vicino.
Perché se è vero che il clima cambia – e cambia – è anche vero che le cause non possono essere ridotte a un solo parametro. Ci sono i cicli naturali, l’attività del Sole, l’inclinazione dell’asse terrestre, il ruolo delle correnti oceaniche, persino il tempo, inteso nel senso più profondo della relatività. Tutti fattori che interagiscono tra loro, da secoli.
E poi ci siamo noi. Noi con l’incuria, l’abbandono, la cementificazione. Noi con le scelte politiche disordinate, con le città costruite male, con la mancata manutenzione del territorio. Noi che guardiamo al cielo per trovare una causa, ma evitiamo di guardare sotto i nostri piedi.
Il problema non è negare il cambiamento climatico. È ammettere che non si può usare come scusa per coprire tutto il resto.E che forse, a volte, la verità fa più paura della bugia, perché ci chiede di cambiare noi stessi, non solo le nostre lampadine.
Einstein diceva che la scienza non è mai un libro chiuso. Ogni scoperta porta nuove domande. E aggiungeva: “Cercare la verità è più importante che possederla.”
Ed è da lì che voglio partire.Non da un’affermazione, ma da un dubbio.Non per contestare, ma per capire.Perché la verità, quando è onesta, non teme le domande.
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2 Responses
Chiara…ha perfettamente ragione..la verità fa oaura
Grazie Mariano,
sì, la verità spesso fa paura proprio perché non si lascia gestire.
Ma io credo che abbiamo il dovere di cercarla comunque,
anche quando ci mette in discussione.
Perché solo così possiamo davvero costruire qualcosa che duri.