Se lo Stato accusa chi agisce, è la Protezione Civile a crollare.
Un volontario muore mentre opera in emergenza. Un sindaco finisce sotto processo. Ma allora, chi si prenderà ancora la responsabilità di decidere e intervenire?
È successo di nuovo. Il sindaco di Preone sarà processato per la morte del volontario Giuseppe De Paoli, travolto da un albero mentre metteva in sicurezza un’area nel 2023. Era un gesto generoso, un intervento urgente. Oggi è diventato un caso giudiziario.
Questa vicenda non può lasciarci indifferenti. Il messaggio che passa è devastante: chi agisce rischia la gogna giudiziaria, chi si espone viene lasciato solo. E così, molti si tireranno indietro. Il risultato? La Protezione Civile pagherà il prezzo più alto.
Il nostro sistema si regge sul senso civico di migliaia di volontari e sull’impegno di amministratori locali che, spesso senza mezzi adeguati, firmano, decidono, affrontano emergenze. Ma se li trattiamo da imputati, non potremo più contare sul loro coraggio.
Il punto non è evitare le indagini. Il punto è riconoscere che l’azione in emergenza non è un atto ordinario, ma un contesto di rischio, rapidità, imprevedibilità. E proprio per questo va protetto chi agisce con buon senso, formazione e spirito di servizio.
Nonostante alcuni aggiornamenti al Codice della Protezione Civile, manca una vera tutela giuridica per chi opera in emergenza. Oggi un sindaco può rispondere penalmente anche per eventi imprevedibili, un volontario non ha garanzie in caso di infortunio grave o morte, e le responsabilità si scaricano a catena su chi ha fatto del suo meglio.
Serve una svolta. Serve una norma chiara che escluda la responsabilità penale per colpa lieve nei contesti emergenziali, se vengono rispettate le procedure. Che riconosca il carattere straordinario dell’emergenza, con margini operativi più ampi e protetti. Che istituisca un fondo per la tutela legale di volontari e amministratori coinvolti in procedimenti legati a interventi ufficiali. E che preveda protocolli di responsabilità condivisa, dove il rischio non ricada su pochi, ma venga affrontato in rete con Regioni, Prefetture e strutture operative.
Non è una battaglia politica. È una battaglia di giustizia.
La Protezione Civile è uno dei simboli più forti dell’Italia che funziona. Ma senza tutele, senza rispetto e senza garanzie, nessuno vorrà più essere il primo a muoversi. Non basta ringraziare. Serve rispetto, tutela e consapevolezza del ruolo che svolgono. Chi interviene non deve essere celebrato solo nei titoli, ma protetto nelle azioni.
Se lo Stato non protegge chi protegge, il sistema crolla. E allora sarà troppo tardi per dire che non lo avevamo previsto.
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12 Responses
Come sempre hai colto nel segno. Sono completamente d’accordo
Grazie Simone, sapere che ci sono persone che condividono questo sguardo lucido e non rassegnato è il segnale che non sto parlando nel vuoto. Ma ora serve che questa consapevolezza diventi azione. Io posso solo accendere qualche riflettore… il cambiamento vero lo costruiamo solo insieme.
come volontaria di Protezione Civile condivido ogni tua parola….spero chi di dovere prenda sul serio la questione e in tempi “celeri” trovi un regolamento adatto a noi
Grazie Anna Rosa per il tuo commento. È proprio grazie a volontari come te che questo Paese regge nei momenti difficili. Hai ragione: serve un cambio di passo, servono regole chiare e giuste, che tutelino chi agisce per il bene comune. Continuerò a portare avanti questa battaglia, anche per dar voce a chi, come te, ogni giorno si mette a disposizione del territorio. Non possiamo più permettere che chi difende venga lasciato solo.
Premesso che sono totalmente d’accordo con il concetto espresso, mi chiedo solo se l’intervento in questione fosse realmente un intervento “in emergenza” o se doveva essere affidato ad azienda incaricata dal Comune. I Volontari di protezione civile devono essere attivati solo per interventi in emergenza e non per attività di manutenzione aree verdi che possono essere eseguite nei giorni successivi ad una emergenza da aziende regolarmente appaltate.
Condivido appieno il tuo ragionamento. La protezione civile non deve essere usata per sostituire le normali attività comunali. I volontari devono intervenire in emergenza, con ruoli chiari, strumenti adeguati e in condizioni di sicurezza. Ed è giusto interrogarsi sul contesto in cui si è svolto l’intervento. Per questo serve una cornice normativa che chiarisca quando, come e con quali mezzi si attiva un volontario. Non possiamo continuare a navigare a vista: la prevenzione è fatta anche di regole certe e di buon senso operativo.
Non sono d’accordo, è giusto e doveroso trovare sempre un responsabile della morte di una persona.E’ ora di finirla con certi discorsi,i volontari devono agire in sicurezza ed essere formati lo stesso chi impartisce gli ordini.I sindaci devono pretendere dai gruppi esercitazioni ogni anno e scheda individuale di ogni singolo volontario ed essere a conoscenza delle sue competenze o limitazioni.
Se tutto ciò non fa il sindaco si deve essere indagato.
Detto ciò non è detto che sia colpevole di qualcosa bisogna conoscere i fatti.
Hai perfettamente ragione su un punto: la sicurezza dei volontari non è negoziabile. Ed è altrettanto vero che chi impartisce ordini deve essere formato quanto e più di chi li esegue. Ma proprio per questo dobbiamo pretendere regole chiare, protocolli condivisi, non solo esercitazioni spot. Oggi invece, troppo spesso, si agisce in un vuoto normativo o in un cortocircuito di responsabilità. E quando qualcosa va storto, a pagare è chi ha cercato di fare il possibile con quello che aveva. Questo non è giusto. Il mio intento non è togliere responsabilità, ma mettere in luce le falle del sistema per correggerle, prima che accada l’irreparabile.
Condivido quasi tutte le considerazioni della Garbin. Su un punto dissento: quando la Protezione civile viene impiegata a fare i parcheggiatori la colpa è dei volontari e non di chi li impiega. Noi come protezione civile Ana Feltre già da venti anni ci rifiutiamo di fare i parcheggiatori, le istituzioni e gli enti locali lo sanno e tutto finisce lì. Semplice no? Basta volerlo.
Hai ragione Giovanni, il problema sta proprio lì. Se si accetta tutto, poi non ci si può lamentare. Il vostro esempio dimostra che si può fare, basta volerlo davvero e tenere la barra dritta. Complimenti per la coerenza.
Sono pienamente d’accordo con il signor Giovanni, anche perché fare il parcheggiatore , non essendo un compito di protezione civile, sminuisce agli occhi della popolazione il valore del volontario. Nel mio gruppo da un ventennio sagre , corse di bici paesane manifestazioni varie non si fanno . Andiamo nelle scuole e parliamo di prot. civile , poi li portiamo nella nostra sede e facciamo pratica.
Hai perfettamente ragione, Gabriele. Quando si snatura il ruolo della protezione civile, si perde credibilità agli occhi dei cittadini. La vostra scelta di non accettare attività che non vi competono, di puntare sulla formazione, sulle scuole, sulla pratica vera… è la strada giusta. Dobbiamo alzare il livello, sempre, e lo si fa solo così: con coerenza, consapevolezza e dignità. Complimenti davvero!