C’è un principio che troppo spesso si dimentica: IL SINDACO È AUTORITÀ DI PROTEZIONE CIVILE NEL PROPRIO TERRITORIO. Lo stabilisce chiaramente il Codice della Protezione Civile (D.Lgs. 1/2018), ma nella pratica questo ruolo emerge quasi sempre solo nel momento dell’emergenza, quando ormai i danni sono fatti e si rincorrono le soluzioni.
Eppure, è prima che il Sindaco può davvero fare la differenza. Nella prevenzione, nella pianificazione, nella conoscenza del rischio. Perché un buon amministratore non è solo il volto istituzionale del Comune: è colui che conosce il proprio territorio, ne individua i punti deboli, costruisce reti, coinvolge i cittadini e guida con visione.
Lo strumento più potente che ha a disposizione è anche uno dei più sottovalutati: IL PIANO DI PROTEZIONE CIVILE. Non è un documento da allegare a un sito o da rispolverare in caso di allerta. È un documento tecnico, certo, ma anche politico, che racconta quanto conosciamo – e vogliamo davvero proteggere – il nostro territorio. Un piano ben fatto parte dall’analisi dei rischi, assegna ruoli precisi, definisce risorse, tempi e modalità di intervento. Se viene redatto senza il coinvolgimento diretto degli uffici comunali, dei tecnici e dei volontari locali, perde tutta la sua efficacia. Diventa carta. Non azione.
La verità è che non mancano gli strumenti. Manca la consapevolezza. La prevenzione richiede metodo, continuità, competenza. Non si può parlare di rischio solo quando tutto è fermo o si è già verificato un evento. Servono persone formate, cittadini informati, volontari che non siano chiamati solo per spalare fango, ma che agiscano da sentinelle del territorio, capaci di osservare, segnalare, accompagnare l’azione amministrativa.
Smettiamola di invocare l’imprevedibilità come alibi. I fenomeni estremi esistono, ma non possiamo trattarli come sorprese. Abbiamo conoscenze, dati, reti. E se usati con responsabilità e visione, permettono di anticipare e contenere gli impatti. Serve iniziare “da monte”, anche nel senso letterale: dalle aste torrentizie, dai bacini, dalle zone alte che spesso vengono trascurate. Non bastano le allerte. Serve un territorio manutenuto, osservato, presidiato. E tutto questo si può fare. Con volontari preparati. Con protocolli d’intesa. Con la volontà di unire le competenze tecniche e amministrative in una logica di squadra.
Anche sul fronte economico, dobbiamo essere sinceri. I fondi ci sono. Il PNRR ha messo a disposizione risorse significative per la sicurezza e la resilienza, ma ad oggi solo il 29% è stato effettivamente speso. Le difficoltà esistono: burocrazia, carenza di personale tecnico, bandi complessi. Ma spesso manca una cosa fondamentale: la capacità di decidere dove intervenire con efficacia. Ecco perché la conoscenza dei rischi diventa fondamentale. Se so dove il mio territorio è fragile, so dove intervenire prima, dove rafforzare, dove chiedere supporto agli enti competenti. Solo così posso usare bene le risorse. Solo così la spesa pubblica diventa investimento.
La prevenzione non è un costo in più, ma un risparmio nel tempo.
Una casa che viene controllata ogni anno costa uno. Una casa lasciata andare, quando finalmente si interviene, costa dieci. Questo principio, semplice e concreto, vale per le abitazioni ma vale anche – e soprattutto – per il territorio.
Lo stesso accade nella sanità: si investe nella prevenzione per evitare patologie gravi in futuro.
Allo stesso modo, nel governo del territorio, la prevenzione dovrebbe essere un principio guida.
Perché, in fondo, ambiente e salute sono due lati della stessa medaglia.
Il cambiamento passa attraverso la costruzione di reti. Accordi con il Genio Civile, protocolli con i Consorzi di bonifica, collaborazione tra Comuni, coinvolgimento dei gestori delle reti, dialogo continuo con i cittadini. Non possiamo più limitarci a dire “non è mia competenza”. Governare significa assumersi responsabilità, e farlo prima che arrivi l’emergenza.
La protezione civile non può essere considerata una voce accessoria nei bilanci o nei programmi amministrativi. Deve diventare parte della gestione ordinaria, al pari dell’urbanistica, del sociale, dei servizi educativi. Deve essere cultura del rischio, formazione continua, responsabilità condivisa. Ed è, soprattutto, sicurezza.
Per approfondire leggi anche:

8 Responses
Chiara hai ragione ma, lo scarica barile è uno sport tipico dell’italiano e, guarda caso , un Sindaco corre in prima fila !!!
Hai ragione Giuseppe, purtroppo lo “scaricabarile” è una brutta abitudine. Ma è proprio per questo che dobbiamo ribaltare la logica: il Sindaco è sì in prima fila… ma non per correre dai microfoni dopo, bensì per agire prima. Conoscenza, rete, responsabilità. È lì che si gioca la differenza.
È responsabilità dei cittadini che lo hanno eletto “fargli cambiare attività sportiva” !!!
Cittadini che hanno la responsabilità di non vivere attuando un vecchio e consolidato detto “va avanti ti che a mi vien da ridar” … che farà piangere soprattutto i nostri figli e i nostri nipoti
Esatto. Troppo spesso si delega con leggerezza, senza pretendere preparazione e consapevolezza da chi amministra. La protezione civile non è ‘un’attività sportiva’, ma richiede allenamento serio: conoscenza del territorio, prevenzione, responsabilità. E se i cittadini non chiedono tutto questo, poi ci ritroviamo sempre a contare i danni. È ora di alzare l’asticella
Chiara, Pienamente d’accordo, ma il problema di fondo è l’errore madornale che i sindaci sono autorità di p.c. perché parliamo di persone venute dal popolo senza corsi e senza preparazioni. Io sono in protezione civile da trent’anni, ho fatto un casino di corsi ed ancora sento che devo sapere di più, come fanno questi ad essere capi e responsabili solo perché si siedono sul trono. Riflettiamo su questo è penziamo in che mani siamo…..
Antonio, grazie per il tuo contributo. Il tema che sollevi è reale: spesso ci si trova a ricoprire ruoli di grande responsabilità senza una preparazione adeguata. Ma è proprio da qui che possiamo avviare un cambiamento. La legge assegna ai sindaci un ruolo chiave nella protezione civile, ed è fondamentale che ne abbiano piena consapevolezza. Per questo servono percorsi formativi mirati, che non siano solo obbligo formale, ma strumenti concreti per acquisire competenza e affrontare le situazioni con lucidità. Non è una colpa non sapere: diventa un problema quando non si fa nulla per colmare quella mancanza. Riflettere su questo è il primo passo per costruire un sistema più forte, responsabile e vicino ai cittadini.
Concordo pienamente con Antonio, i Sindaci, sono Autorità di P.C.in situazioni d’emergenza e vorrebbero avere il potere assoluto quando tutto e tranquillo.
E chi viene Delegato compreso Uffici Tecnici peccato che non sanno da dove si inizia e il P.P.C. spesso non viene aggiornato e mai messo in opera per gli eventuali rischi del proprio Territorio, ma io in 25 anni tra Ambulanza e Protezione Civile posso scrivere un Libro.
Sarebbe utile obbligare i Sindaci P.L. Assesori e U.T.C. ad fare Corso Base ed eventuali corsi in base alla Specializzazione del Gruppo/Associazione presente nel proprio Comune, partecipando agli addestramenti obbligatori
Roberto, condivido pienamente: oggi più che mai serve competenza, non solo nelle emergenze, ma soprattutto prima. Troppo spesso si dimentica che il ruolo di autorità di protezione civile non si attiva solo in situazioni straordinarie, ma è parte integrante della quotidianità amministrativa. La formazione non è un’opzione: dovrebbe essere un dovere civico e istituzionale per sindaci, assessori e tecnici. Il rischio si governa solo se lo si conosce davvero. Grazie per il tuo contributo, che viene da anni vissuti sul campo!