Il 20 maggio, alle ore 21.00, si è svolto il primo incontro di presentazione del progetto Prevenzione Civile.

Erano collegate oltre 100 persone e, nei giorni successivi, in molti mi hanno scritto dicendo che non erano riusciti a partecipare, ma che avrebbero voluto capire meglio il senso del percorso, gli obiettivi e il modo per contribuire.

Riassumere due ore di incontro in poche righe non è semplice.

Il punto centrale, però, può essere detto con chiarezza: spostare l’asse dall’emergenza alla prevenzione.

Non con grandi dichiarazioni.
Non con documenti destinati a restare nei cassetti.
Non con altri “tomi” difficili da leggere e ancora più difficili da applicare.

L’obiettivo è diverso: costruire strumenti semplici, concreti, realizzabili e utili ai territori.

Da dove nasce l’idea

Il progetto nasce da una domanda molto semplice:

come portare la prevenzione fuori dalle norme e dentro la vita concreta dei territori?

Il quadro normativo esiste. Il Codice della Protezione Civile, le direttive, le leggi regionali, i piani comunali, il sistema di allertamento e il volontariato organizzato rappresentano già una base importante.

Il problema, spesso, non è l’assenza di norme.

Il problema è trasformare quelle norme in pratica ordinaria.

Piani poco conosciuti, aggiornati raramente o mai esercitati.
Allerte non sempre tradotte in azioni chiare.
Fragilità del territorio non sempre messe a sistema.
Cittadini informati troppo tardi, quando il rischio è già vicino.
Volontariato coinvolto molto nel “dopo” e troppo poco nel “prima”.

È da qui che nasce Prevenzione Civile: dalla volontà di costruire un laboratorio di lavoro sulla prevenzione non strutturale, dentro il quadro del D.Lgs. 1/2018, ma con un approccio concreto, comprensibile e replicabile.

Cosa è e cosa non è Prevenzione Civile

Per lavorare bene servono confini chiari.

Prevenzione Civile non è un corso.
Non è una scuola.
Non rilascia attestati.
Non crea qualifiche.
Non abilita funzioni operative.
Non sostituisce enti, Comuni, Regioni, associazioni, strutture operative o percorsi formativi ufficiali.

È un laboratorio di lavoro.

Uno spazio per raccogliere competenze, esperienze, idee e criticità dai territori, con l’obiettivo di trasformarle in strumenti semplici, ordinati e utilizzabili.

Il senso è questo: costruire metodo e strumenti, non certificare persone.

Il cuore del progetto: la cultura del “prima”

Siamo molto bravi a parlare di emergenza.

Molto meno a costruire, giorno dopo giorno, una cultura del “prima”.

Eppure la prevenzione nasce proprio lì: nella conoscenza del territorio, nella manutenzione ordinaria, nella pianificazione viva, nella comunicazione chiara, nel coinvolgimento dei cittadini, nella formazione reale di chi decide e di chi opera.

La prevenzione dovrebbe diventare normale come oggi lo è la raccolta differenziata.

All’inizio anche differenziare i rifiuti sembrava complicato. Poi sono arrivate regole, informazione, scuola, abitudine. Oggi è diventato un comportamento ordinario.

Anche la prevenzione di protezione civile deve diventare cultura quotidiana: conoscere i rischi del territorio, curare e segnalare le fragilità, aggiornare i piani, informare, esercitarsi, costruire comunità più consapevoli.

I tre cantieri di lavoro

Per rendere il percorso concreto sono stati individuati tre primi cantieri.

Tre porte d’ingresso diverse, ma con un obiettivo comune: portare la prevenzione nella vita reale dei territori.

Cantiere 1 – Giovani e cultura del territorio

Il primo cantiere riguarda i giovani.

L’obiettivo è avvicinarli alla conoscenza concreta dei luoghi in cui vivono: rischi, fragilità, punti critici, storia del territorio, trasformazioni urbane e ambientali.

Non si tratta di fare ideologia.
Non si tratta di fare allarmismo.

Si tratta di aiutare i giovani a leggere il territorio, a comprenderlo e a sentirsi parte di una comunità che deve imparare a prendersene cura.

Le possibili attività potranno riguardare percorsi territoriali, esperienze leggere fuori dal contesto scolastico, uscite di osservazione, schede semplici per leggere acqua, suolo, viabilità e punti fragili.

Scarica la scheda del Cantiere 1 – Giovani e cultura del territorio
https://www.chiaragarbin.it/wp-content/uploads/2026/05/CANTIERE-1-GIOVANI.png

Invia il contributo a: pcgiovani.cantiere@gmail.com

Cantiere 2 – Cittadini attivi e comunità consapevoli

Il secondo cantiere riguarda i cittadini e le comunità.

Una comunità informata è una comunità meno fragile.

L’obiettivo è far crescere cittadini più consapevoli, capaci di riconoscere i rischi, leggere i segnali, conoscere i comportamenti utili e collaborare con il sistema locale.

La cittadinanza attiva non sostituisce le istituzioni.

Le aiuta a vedere prima.

In questo cantiere potranno essere sviluppati strumenti semplici: schede di autoprotezione, incontri pubblici, mini-campagne locali, griglie per capire cosa osservare, a chi segnalare e come farlo.

Scarica la scheda del Cantiere 2 – Cittadini attivi e comunità consapevoli
https://www.chiaragarbin.it/wp-content/uploads/2026/05/CANTIERE-2-CITTADINI.png

Invia il contributo a: pccittadini.cantiere@gmail.com

Cantiere 3 – Amministratori locali e cultura della prevenzione

Il terzo cantiere riguarda gli amministratori locali.

La prevenzione non è un atto straordinario. È una responsabilità amministrativa ordinaria.

L’obiettivo è aiutare sindaci e amministratori a rendere più concreta la cultura della prevenzione: piani di protezione civile vivi, comunicazione chiara, raccordo con volontariato, tecnici e cittadini, lettura semplificata degli strumenti già esistenti.

Non servono documenti incomprensibili.

Servono strumenti utili: checklist, schemi di incontro pubblico, griglie di verifica annuale, format per comunicazioni locali non allarmistiche.

Scarica la scheda del Cantiere 3 – Amministratori locali e cultura della prevenzione
https://www.chiaragarbin.it/wp-content/uploads/2026/05/CANTIERE-3-AMMINISTRATORI.png

Invia il contributo a: pcamministratori.cantiere@gmail.com

Il tema trasversale: comunicazione del rischio e allerte

Un tema attraversa tutti e tre i cantieri: la comunicazione del rischio.

Non basta pubblicare un’allerta.

Bisogna spiegare cosa significa per quel territorio, in quel momento, e quali comportamenti concreti sono richiesti.

La comunicazione non può essere solo formale. Deve essere chiara, accessibile, collegata alle azioni e comprensibile anche da chi non conosce il linguaggio tecnico.

Per questo il lavoro potrà riguardare anche post tipo, infografiche, schede per piccoli Comuni, messaggi per cittadini e volontari, esempi di comunicazioni locali più semplici e meno allarmistiche.

Cosa vogliamo trasformare

Il progetto nasce per provare a cambiare alcune abitudini.

Smettere di ridurre la protezione civile al solo soccorso.
Smettere di accorgerci del rischio solo quando produce danno.
Smettere di confondere l’allerta con l’essere davvero protetti.
Smettere di usare il volontariato solo per coprire carenze.
Smettere di chiamare prevenzione ciò che prevenzione non è.

E iniziare a fare sul serio.

Manutenzione ordinaria e presidio territoriale.
Piani di protezione civile vivi e aggiornati.
Formazione reale per chi decide.
Cultura del rischio nelle comunità.
Volontariato formato, tutelato e coinvolto anche nel “prima”.

Meno retorica dell’emergenza.
Più cultura del prendersi cura.

Come contribuire

Le tre schede servono per raccogliere contributi in modo semplice e concreto.

Chi desidera partecipare può scaricare la scheda del cantiere più vicino alla propria esperienza o sensibilità, compilarla e inviarla alla mail dedicata.

Non serve scrivere documenti lunghi.

Servono idee chiare, esperienze reali, criticità osservate nei territori, soggetti da coinvolgere, azioni possibili e proposte che possano essere trasformate in strumenti utili.

L’obiettivo non è raccogliere adesioni generiche.

L’obiettivo è costruire un metodo: contributi ordinati, esperienze concrete, strumenti semplici e replicabili.

Un metodo, non un contenitore

Il progetto non nasce per creare un altro contenitore.

Nasce per trasformare un interesse diffuso in metodo, strumenti e responsabilità condivisa.

La partecipazione può essere larga, ma il lavoro deve restare ordinato. I cantieri devono essere gestibili. Gli output devono essere concreti: schede, griglie, format, modelli, strumenti semplici da adattare e, quando possibile, testare nei territori.

Perché non basta produrre strumenti.

Bisogna costruirli bene e verificare se funzionano davvero dove devono vivere: nei Comuni, nelle scuole, nelle comunità, nei gruppi di volontariato, nei territori fragili ma anche nei territori disponibili a mettersi in gioco.

Non servono grandi strutture per iniziare.

Servono un metodo serio, persone motivate e obiettivi chiari.

L’emergenza si gestisce.
La prevenzione si governa.

Proteggere il territorio è una responsabilità quotidiana.

Chiara Garbin
www.chiaragarbin.it

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2 Responses

  1. Il tema del “prima” gioca un ruolo strategico nella catena di gestione del rischio.
    Esso tuttavia deve includere necessariamente la fase di PREVISIONE, propedeutica e organica alla prevenzione che la indirizza verso piu elevati livelli di efficacia ed efficenza.
    La fase di previsione deve essere pianificata e finanziata nella giusta misura poiché necessita di competenze per il monitoraggio e analisi dei dati acquisiti. Occorre dunque un attivare risorse specialistiche a livello sovracomunale.

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