Il Comune di Vicenza ha deciso di dare continuità alla pulizia delle caditoie. Il 21 ottobre la Giunta ha approvato una variazione di bilancio che destina 100.000 euro all’anno, per i prossimi due anni, alla pulizia costante e periodica di tutte le caditoie del territorio comunale. Ora la parola passa al Consiglio comunale.

È un buon segnale, e lo dico senza riserve. Riconosce un fatto semplice: la sicurezza idraulica di una città passa anche dalla cura quotidiana della rete che raccoglie la pioggia, oltre che dalle grandi opere e dall’intensità delle precipitazioni. Una caditoia piena di foglie e fango non fa notizia finché non si allaga una strada.

Non si parte da zero. A febbraio il Comune aveva aderito al piano di Viacqua per i Comuni soci: 12.349 caditoie, circa la metà di quelle presenti in città, per poco più di 75.000 euro. Ad aprile gli interventi completati erano 11.243. Il servizio non si limita alla griglia: comprende la parte interna, la vaschetta dei sedimenti, il pozzetto, l’aspirazione e lo smaltimento dei reflui.

Il passaggio di oggi è dunque da un programma avviato a un servizio che si vuole rendere continuativo. Proprio per questo vale la pena chiedersi come sarà organizzato.

Dai numeri alle priorità

Parto da un conto semplice, che è una mia stima e non un dato del Comune. Se il costo resta quello del 2026, circa 6 euro a intervento, 100.000 euro consentono circa 16.400 interventi all’anno. La rete conta circa 24.700 caditoie.

A costi invariati si potrebbe quindi intervenire ogni anno su circa due terzi della rete. Costi e frequenze possono cambiare, ma l’ordine di grandezza basta a porre la domanda decisiva:

quali due terzi, con quale frequenza e secondo quali criteri?

Il Comune ha annunciato una mappatura delle caditoie e Viacqua prevede che i Comuni partecipino alla definizione delle priorità. È la strada giusta. Quello che ancora non si conosce sono i criteri. Una caditoia sotto un viale alberato, in un sottopasso o davanti a una scuola non deve avere per forza lo stesso calendario di una caditoia in una strada che non ha mai dato problemi.

Contano lo storico degli allagamenti, il sedimento trovato a ogni passaggio, le segnalazioni ripetute. E conta la stagione: una caditoia pulita a settembre può essere già piena a dicembre.

Pulire bene. E verificare che l’acqua defluisca

Poi c’è la verifica. Una caditoia pulita non basta se il tubo di collegamento è ostruito o se la condotta a valle è insufficiente. Sarebbe utile sapere chi certifica l’esecuzione degli interventi, quali controlli prevede la convenzione tra Comune e Viacqua e come si accerta che, dopo la pulizia, l’acqua defluisca davvero.

Qui serve anche una distinzione, per evitare una promessa che nessuno può mantenere. La pulizia periodica è manutenzione ordinaria, ed è a questa che è destinato il nuovo stanziamento. Quando la pulizia rivela problemi che l’ordinario non risolve, come tubazioni compromesse o condotte insufficienti, servono videoispezioni e lavori: è manutenzione straordinaria, con altre risorse.

E quando la pioggia è eccezionale, anche una rete ben tenuta può andare in crisi. Lì entrano in gioco il presidio del territorio e la Protezione civile. Caditoie pulite non significano zero allagamenti. Una buona manutenzione riduce la parte di vulnerabilità che si può controllare e aiuta a capire quando il problema smette di essere manutentivo e diventa strutturale.

Una città che impara da ogni temporale

Per capirlo servono dati. Ogni passaggio di pulizia dice qualcosa sullo stato della rete e ogni temporale dice dove l’acqua si ferma. Se queste informazioni confluiscono in una banca dati, il ciclo successivo può essere programmato meglio.

Se una strada si allaga tre volte in un anno nonostante la caditoia sia stata pulita da poco, il problema va cercato altrove.

Anche il volontariato può contribuire

In questo percorso il volontariato di Protezione civile può dare un contributo concreto. I volontari conoscono i punti in cui l’acqua si accumula perché li vedono durante gli eventi.

Valutazioni tecniche e priorità restano al Comune, a Viacqua e agli uffici competenti. Ai volontari si può invece chiedere un’osservazione organizzata: dove si forma il ristagno, quando, per quanto tempo, quale caditoia sembra non ricevere acqua.

Sempre in sicurezza, naturalmente, e dentro un’attività coordinata dal Comune. Il punto è che le informazioni raccolte abbiano una destinazione precisa e possano essere utilizzate nella programmazione successiva: la banca dati, non una chat.

Un servizio strutturale ha bisogno di continuità

Resta infine il tema delle risorse. I 100.000 euro annui sono finanziati, secondo il Comune, con maggiori entrate derivanti dal recupero dell’evasione IMU. È una scelta che oggi consente di sostenere il servizio.

Se però la manutenzione deve diventare davvero strutturale, sarà importante capire quale copertura verrà prevista oltre il biennio. Perché strutturale significa periodico, ma anche programmabile nel tempo.

Pulire è manutenzione. Programmare, registrare, verificare, stabilire priorità e garantire continuità nel tempo è prevenzione.

La buona notizia è che Vicenza ha scelto di dare continuità al finanziamento della manutenzione delle caditoie per il prossimo biennio. Il passo successivo è capire se quel servizio diventerà anche uno strumento di conoscenza della città, capace di individuare le criticità, stabilire le priorità e imparare da ogni temporale.

Fonti: comunicati del Comune di Vicenza del 9 febbraio 2026, ripreso integralmente da Vicenzareport, del 10 aprile 2026 e del 21 ottobre 2026.

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