Viviamo in un’epoca in cui ogni pioggia è un’emergenza, ogni temporale diventa un “evento estremo” e ogni grandinata una catastrofe. Ma siamo sicuri che il problema sia davvero solo il cambiamento climatico?

Le alluvioni che stanno colpendo la Toscana sono l’ennesima dimostrazione di un problema che non possiamo più ignorare: il territorio è fragile, mal gestito e privo di manutenzione. Dare la colpa solo al cambiamento climatico è una risposta fin troppo semplice e riduttiva. Piogge intense, temporali e grandinate ci sono sempre stati. La vera differenza è che oggi il suolo è stato reso impermeabile dall’urbanizzazione selvaggia, i corsi d’acqua sono soffocati dall’incuria e le infrastrutture non sono adeguate. Ogni volta che arriva il maltempo, si alzano gli scudi: allerte, scuole chiuse, strade bloccate e il solito ritornello sulla CO₂ e sul riscaldamento globale.

Ma è come dare la colpa al termometro per la febbre. Il cambiamento climatico esiste, ma non può essere la scusa per giustificare decenni di errori nella gestione del territorio. Continuare a inseguire l’emergenza anziché pianificare la prevenzione è una strategia fallimentare. È più facile puntare il dito contro il clima piuttosto che ammettere che tombini otturati, fiumi non dragati e costruzioni senza criterio hanno trasformato normali fenomeni atmosferici in disastri annunciati.

La domanda è semplice: vogliamo continuare a lamentarci di una febbre sempre più alta, o iniziamo a curare il paziente con una seria gestione del territorio?

Finché non affronteremo il problema alla radice, continueremo a rincorrere l’emergenza. E nel frattempo, il termometro continuerà a segnare febbre alta.

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8 Responses

  1. Hai pienamente ragione. Purtroppo nessuno ha più cura del territorio e tutti aspettano il servizio pubblico anche se in passato proprio le autorità pubbliche hanno permesso costruzioni in zone a rischio. Ciao un abbraccio

    • Grazie Caterina, hai colto il punto. Per anni si è costruito senza criterio e oggi si pagano le conseguenze, ma la cosa più assurda è che si continua a commettere gli stessi errori. Se non cambiamo approccio, il problema non sarà mai risolto. Un abbraccio!

  2. Carissima Chiara, proprio in queste ore stiamo osservando eventi che , spero, non siano il preludio di un’altra stagione di emergenze.
    Sinceramente non ricordo negli ultimi anni che a marzo vi fossero stati eventi simili.
    Come volontariato, delle alluvioni o piogge così copiose, ci si occupava in estate o autunno alla presenza di forti schock termici.
    Che dire, siamo struzzi.
    Tutti con la testa sotto la sabbia.
    Politicamente, il parlare chiaro sembra non sia conveniente.
    Si edulcora, o nel peggiore dei casi , si omettono le crude considerazioni del caso.
    E il popolo bue, di suo, chiede e pretende solo panem et circenses.
    A mio modo di vedere, ci attendono tempi bui.
    Tu grida! Servono voci fuori dal coro!!! Complimenti per queste tue iniziative!!!

    • Moreno, hai perfettamente ragione. Siamo diventati un Paese che si scandalizza solo a disastro avvenuto, ma quando si tratta di fare prevenzione si nasconde la testa sotto la sabbia. Politicamente, dire le cose come stanno dà fastidio, ma io non intendo smettere. Grazie per il tuo supporto, continuiamo a far sentire la nostra voce!

  3. Il paziente si può ancora curare, anzi si deve curare,ma finché non cambieremo i medici che ci prescrivono le cure dovremmo aspettarci sempre più malati, questo dovrà essere un impegno di ognuno di noi.

    • Orazio, il problema è proprio quello: continuiamo ad affidarci a “medici” che non vogliono o non sanno curare il paziente. Dobbiamo cambiare il sistema prima che sia troppo tardi, e questo parte anche dalla consapevolezza e dalla pressione dei cittadini. Grazie per il tuo commento!

  4. Un tema di cui si parla tanto ma si fa poco. Per lo sviluppo economico si è pensato ad investire in costruzioni senza tenere conto del respiro della terra. Cosa possiamo fare ora? Un inizio semplice ma importante è quello di tenere puliti i corsi dei fiumi e dei torrenti, che spesso sono a secco, ma nelle piogge abbondanti l’acqua non riesce a scorrere perché l’alveo sembra un bosco. Cominciamo da piccoli semplici gesti.

    • Giovanna, esattamente! Basta guardare gli alvei dei fiumi per capire quanto poco si faccia. Si riempiono di vegetazione, detriti, rifiuti… e poi ci si stupisce se esondano. La manutenzione dovrebbe essere la regola, non l’eccezione. Iniziare dai piccoli gesti è un buon punto di partenza, ma serve anche un cambio di mentalità a livello amministrativo. Grazie per il tuo spunto!

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