La tragedia avvenuta alla Forcella Giau, con la morte di Elisa De Nardi e Abel Ayala Anchundia, ci lascia senza parole. Due persone, due vite spezzate in un contesto che amavano: la montagna. Il primo pensiero va alle loro famiglie, agli amici e ai soccorritori che, con professionalità e coraggio, hanno fatto il possibile per salvarli.

Ma di fronte a tragedie come questa non possiamo limitarci al dolore. Dobbiamo chiederci cosa possiamo imparare, perché la montagna, così come il nostro territorio in generale, non è solo bellezza e libertà, ma anche un ambiente che va conosciuto e rispettato.

Il pericolo c’era: perché non lo abbiamo evitato?

Il bollettino valanghe parlava chiaro: rischio marcato (grado 3 su 5). Un livello di allerta che, per chi conosce la montagna, è tra i più insidiosi. Non si tratta di un rischio estremo, ma di una condizione che può facilmente trarre in inganno. La neve fresca e poco coesa, i pendii carichi, il bollettino che segnalava pericolo: tutti segnali che avrebbero dovuto portare a una scelta diversa.

Il problema non è la montagna, ma le decisioni che prendiamo. Troppe volte si pensa che l’esperienza, l’attrezzatura o la preparazione tecnica possano bastare per gestire ogni situazione. Eppure, la montagna ci dimostra che non è così. Ci sono momenti in cui l’unica scelta saggia è rimandare, rinunciare, aspettare condizioni migliori.

Dalla montagna alle alluvioni: sempre lo stesso errore

Questa tragedia non è un caso isolato. Lo stesso schema si ripete in ogni emergenza ambientale: le allerte ci sono, le informazioni sono disponibili, eppure si continua a sottovalutare il rischio.

  • Alluvioni: quante persone ignorano i sottopassi allagati e restano intrappolate?
  • Frane: quante volte si ignora la pericolosità del territorio, costruendo o vivendo in aree instabili senza considerare i segnali di rischio?
  • Incendi: quanta gente si avventura in zone pericolose senza precauzioni?

Non è questione di sfortuna o fatalità. È una cultura del rischio che fatica a radicarsi, un atteggiamento diffuso che porta a pensare “a me non succederà”. Ma il rischio non è un’opinione, è una realtà che va gestita con consapevolezza.

Serve un cambio culturale sulla prevenzione

Se vogliamo evitare altre tragedie, dobbiamo cambiare mentalità. La sicurezza non può basarsi solo sulla capacità di reagire all’emergenza, deve essere costruita prima, attraverso scelte responsabili.

Come?

  • Ascoltando le allerte e rispettandole.
  • Imparando a valutare i segnali del pericolo.
  • Formandosi per capire i rischi reali.
  • Educando alla sicurezza già nelle scuole.

Non possiamo più permetterci di affrontare ogni emergenza con lo stesso copione: allarme, tragedia, commozione e poi tutto dimenticato. La prevenzione deve diventare parte della nostra cultura quotidiana, non un concetto astratto da tirare fuori solo quando accade l’irreparabile.

Cosa impariamo da questa lezione?

Oggi ci stringiamo nel dolore per questa tragedia. Ma il rispetto per chi non c’è più significa anche imparare dagli errori e lavorare per evitare che accada ancora. Se c’è una lezione che possiamo trarre, è che la prevenzione non è mai eccessiva, la prudenza non è mai esagerata e la conoscenza del rischio è l’unica vera arma che abbiamo per proteggere noi stessi e gli altri.

Rispettare la montagna significa anche saper rinunciare. Così come rispettare il nostro territorio significa ascoltare i segnali che ci manda, perché ogni volta che non lo facciamo, il prezzo da pagare è altissimo.

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2 Responses

  1. Ciao. Hai totalmente ragione, bisogna rispettare in tutte le sue forme la natura ed il suo equilibrio.
    Questo ci fa capire che non siamo mai sicuri e non bisogna mai esagerare le nostre attività quasi all’estremo.
    Rispettiamo l ambiente e noi stessi.
    Grazie Chiara 🍀🐢🤗

    • Grazie Agostino! Hai centrato il punto: rispettare la natura significa anche comprenderne gli equilibri e i pericoli. La sicurezza assoluta non esiste, e proprio per questo la prevenzione e la consapevolezza devono guidare ogni nostra scelta. Il vero rispetto per l’ambiente passa anche dalla responsabilità di non sottovalutarlo, per evitare che la sua bellezza si trasformi in tragedia.

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