Non bastano opere grandi, servono pianificazione e gestione diffusa del territorio.
Ogni volta che piove intensamente, puntuale arriva la narrazione rassicurante: “ci vogliono i bacini di laminazione, dobbiamo ridare spazio all’acqua”.
Sembra la ricetta magica, quella che sistema tutto con un’opera visibile, spendibile politicamente e facilmente raccontabile.
Ma la realtà è ben diversa.
Bacini di laminazione: cosa sono e perché non bastano
I bacini di laminazione sono strumenti utili, ma non sono la soluzione a tutto.
Sono progettati per gestire le grandi aste fluviali, con logiche idrauliche diverse rispetto alle criticità urbane e periurbane che sempre più spesso ci troviamo ad affrontare.
Oggi, la maggior parte dei problemi avviene nelle reti urbane, nei fossi secondari, nei rii che saltano in 15 minuti, nei sottopassi che si allagano perché il sistema fognario non regge più.
In queste situazioni i bacini di laminazione non bastano e, spesso, nemmeno servono.
Il vero nodo: manca pianificazione, programmazione e priorità
Il territorio ha bisogno di una strategia integrata che guardi sia al grande fiume che alla piccola roggia, che affronti la rete urbana come parte di un sistema fragile che va curato con interventi puntuali, diffusi, di manutenzione ordinaria e straordinaria.
Il grande errore che si continua a commettere è quello di pensare che le opere grandi risolvano tutto.
Perché sono facili da raccontare, perché inaugurare un bacino di laminazione fa più scena che dire che si sono puliti 5 km di fossi o che si è posata una griglia di scarico.
E poi c’è sempre la scusa pronta: “Ci vogliono troppi soldi”.
Ma è una visione parziale.
Perché i numeri veri dicono che la prevenzione costa 1, l’emergenza costa 7, la ricostruzione costa 10.
E spesso, molte azioni concrete per la messa in sicurezza costano molto meno di quello che poi si spende in danni, assicurazioni, interventi tampone e risarcimenti.
Competenze e responsabilità: la scusa dei fossi demaniali
Un’altra obiezione ricorrente riguarda la competenza sui fossi: “Sono demaniali, non possiamo farci nulla.”
È vero che molti corsi d’acqua sono di competenza statale o regionale, ma questo non può diventare un alibi.
Esistono accordi, convenzioni, possibilità di intervento in collaborazione tra enti locali, Regione, Consorzi e Genio Civile.
Non possiamo permetterci che la burocrazia diventi la scusa per l’inerzia.
Azioni concrete per una gestione integrata e multilivello
- Piccole vasche volano diffuse: creare vasche che raccolgano l’acqua nelle aree urbane e periurbane e la rilascino lentamente, evitando che si accumuli tutta nelle strade.
- Drenaggio urbano sostenibile: favorire l’assorbimento dell’acqua nel terreno con aree verdi, giardini drenanti, parcheggi permeabili, riducendo la pressione sulle fognature.
- Aree di sfogo controllato: identificare spazi agricoli o non urbanizzati dove l’acqua può defluire in sicurezza, proteggendo le zone abitate.
- Reti di monitoraggio locale e allerta diffusa: attivare sensori, volontari, cittadini per segnalare rapidamente situazioni critiche e intervenire prima che si trasformino in emergenze.
- Manutenzione predittiva e programmata: pianificare pulizie e interventi con regolarità, sulla base dei dati e delle criticità note, senza aspettare l’emergenza.
- Coinvolgimento dei cittadini nella cura quotidiana: educare e responsabilizzare i cittadini nella manutenzione delle proprie aree e delle reti di loro pertinenza, creando una cultura della corresponsabilità.
- Governance multilivello chiara e collaborativa: costruire una regia chiara e condivisa tra enti locali, Regione, Consorzi, Genio Civile, gestori e cittadini, con protocolli trasparenti e ruoli ben definiti.
Una cultura della gestione ordinaria, non solo delle emergenze
La sfida non è solo tecnica, ma di metodo, governance e cultura.
La gestione ordinaria, la manutenzione diffusa e la responsabilità condivisa devono diventare il cuore della politica di adattamento ai cambiamenti climatici e alle nuove vulnerabilità territoriali.
Non basta più rincorrere le emergenze o affidarsi solo alle grandi opere.
Serve una visione quotidiana, fatta di tante piccole azioni coordinate, che sommate creano una gestione sostenibile e responsabile delle acque e del territorio.
IL SINDACO È PROTEZIONE CIVILE: CONOSCERE IL RISCHIO PER GOVERNARE IL TERRITORIO
PROTEZIONE CIVILE: SE IL RISCHIO È IGNORATO, NON SERVE LA PREVISIONE

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