In un contesto di emergenze sempre più frequenti e complesse, la protezione civile non può più limitarsi alla sola logica del soccorso. Serve prevenzione, pianificazione e soprattutto inclusione. È in questa direzione che va il decreto del 10 marzo 2025, firmato dal Capo del Dipartimento della Protezione Civile, che introduce le Indicazioni operative per la pianificazione degli interventi a favore di persone con specifiche necessità.

È un decreto che cambia il paradigma: non più solo evacuare e accogliere, ma conoscere prima, prevedere prima, includere sempre.

Chi sono le persone con “specifiche necessità”

Il decreto non fa un elenco chiuso, ma indica condizioni che possono richiedere interventi diversi da quelli previsti per la popolazione generale. Tra queste:

– disabilità motoria
– disabilità sensoriale (visiva, uditiva)
disabilità intellettiva e psichica
patologie con effetti invalidanti
– condizioni che richiedono specifico supporto assistenziale, sanitario o tecnologico

Le persone con demenza o Alzheimer rientrano pienamente in queste condizioni. Il fatto che non siano citate testualmente non significa che non siano incluse: anzi, la norma è costruita proprio per non escludere nessuno.

Obiettivi concreti della pianificazione

Il decreto individua quattro obiettivi fondamentali:

  • Accessibilità ai contenuti del piano e delle informazioni, anche in emergenza
  • Applicabilità delle misure di protezione civile anche a chi ha necessità particolari
  • Sistemazioni alloggiative adeguate, evitando le tende per chi ha bisogno di continuità assistenziale o sanitaria
  • Continuità terapeutica e riabilitativa

Cosa prevede il decreto: strumenti e responsabilità

  • Il Sindaco è chiamato a costituire, all’interno del COC, un coordinamento locale specifico per l’assistenza alle persone con specifiche necessità, come previsto dalla funzione “sanità e assistenza sociale”.
    Questo coordinamento deve coinvolgere:
    – il servizio sanitario territoriale
    – i servizi sociali dei Comuni
    – gli Enti del Terzo Settore
    – il volontariato socioassistenziale e di protezione civile
    – le associazioni di rappresentanza delle persone con disabilità
    – i medici di medicina generale e i pediatri di libera scelta
  • Le Regioni forniscono dati aggregati e supporto tecnico, in attuazione del principio di sussidiarietà verticale.
  • I Comuni devono mappare le fragilità, anche tramite auto-segnalazione, e sviluppare reti di prossimità.
  • Le reti di supporto sono vere e proprie infrastrutture sociali di protezione civile, costituite da famiglie, vicinato, caregiver e volontari.
  • La scheda SVEI (Valutazione Esigenze Immediate) viene utilizzata per rilevare in tempo reale i bisogni durante l’emergenza.
  • È obbligatoria la realizzazione di un piano di comunicazione accessibile, che comprenda linguaggio semplice, strumenti digitali leggibili, IT-alert adattati, messaggi testuali o vocali per persone con disabilità sensoriali.
  • Le esercitazioni e i momenti formativi devono coinvolgere direttamente le persone con disabilità e i loro caregiver.
  • La tutela dei dati è garantita: in pianificazione i dati sono anonimi e aggregati, in emergenza si possono trattare dati personali sensibili nel rispetto del Regolamento europeo (GDPR) e dei pareri del Garante.

Un nuovo approccio alla vulnerabilità

Questo decreto rappresenta un cambio culturale prima ancora che operativo. Riconosce che la fragilità non è un’eccezione, ma una condizione umana e sociale diffusa, che deve essere prevista, conosciuta e tutelata nella fase ordinaria, non solo in quella emergenziale.

Un piano di protezione civile che non tiene conto delle fragilità è un piano incompleto.

Il decreto c’è. Gli strumenti ci sono. Ora tocca a noi trasformarli in realtà.

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