L’introduzione delle Polizze Catastrofali (CatNat) per le imprese italiane rappresenta un passaggio importante verso una maggiore responsabilizzazione del sistema produttivo rispetto ai grandi rischi naturali.
È un segnale chiaro: la tutela del patrimonio aziendale di fronte a eventi come terremoti, alluvioni e frane non può più essere demandata solo agli interventi pubblici post-emergenza.

Si tratta di un principio corretto, che spinge nella direzione di una maggiore consapevolezza. Tuttavia, come spesso accade, tra l’intenzione della norma e la realtà operativa sul territorio esistono ancora spazi da colmare.

Oggi il mondo delle imprese e quello della Protezione Civile pubblica rischiano di rimanere su piani paralleli. Le aziende si stanno preparando ad adempiere a un obbligo assicurativo che, per ora, è concepito quasi esclusivamente nella dimensione del rapporto tra impresa e compagnia assicurativa.
Ma in caso di evento calamitoso, queste stesse imprese si troveranno a operare dentro un contesto definito dalla pianificazione pubblica di Protezione Civile: Piani comunali e regionali, ordinanze sindacali, Centri Operativi Comunali (COC), dispositivi di sicurezza territoriale.

Senza un raccordo costruito in tempo utile, il rischio concreto è quello di una gestione disallineata, in cui ciascun soggetto persegue i propri obiettivi senza una piena integrazione con il sistema pubblico che governa la gestione dell’emergenza sul territorio.

Un elemento chiave che oggi manca è il riconoscimento del valore della formazione. Nel sistema CatNat si prevede che i premi assicurativi tengano conto delle “misure di prevenzione” adottate dalle imprese.
Ma non è ancora strutturato un collegamento reale tra la preparazione del personale aziendale sui temi della gestione del rischio e la valutazione di tali misure.

Eppure, è evidente che un’impresa che ha formato il proprio personale, che conosce i Piani di Protezione Civile del territorio in cui opera, che ha protocolli interni coerenti con le procedure pubbliche in caso di evento, è un’impresa meno esposta a errori operativi e a comportamenti disallineati nella fase emergenziale.

Oggi, questo elemento non entra ancora nel dialogo tra imprese e sistema assicurativo. E ancora meno nel rapporto tra imprese e Protezione Civile.

Per fare delle Polizze CatNat non solo un obbligo formale, ma una leva reale di prevenzione integrata, occorre sviluppare un dialogo strutturato tra i diversi attori.
Serve che il mondo delle imprese non si limiti a stipulare una polizza, ma inizi a considerarsi parte attiva del sistema territoriale di gestione del rischio.
Serve che il sistema pubblico di Protezione Civile apra canali di collaborazione con le imprese, offrendo strumenti di raccordo e percorsi formativi riconoscibili anche in ambito assicurativo.
E serve che il mondo assicurativo sappia valorizzare, nei propri modelli di calcolo del rischio, anche questi elementi di preparazione e di cultura della prevenzione.

Si tratta di un percorso tutto da costruire. Ma è un passaggio necessario se vogliamo che le Polizze CatNat non restino un adempimento burocratico in più, bensì diventino davvero uno strumento che contribuisce a costruire territori più resilienti e sistemi di gestione del rischio più maturi.

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