Pubblicare un bollettino non significa aver informato la popolazione.

Un’allerta di protezione civile non è un titolo giornalistico, non è una previsione meteo più colorata e non è un messaggio da rilanciare senza spiegazioni.

È uno strumento del sistema di protezione civile.

E ogni livello ha un compito preciso.

Chi prevede il fenomeno

Il meteorologo descrive ciò che può accadere nell’atmosfera.

Può prevedere una perturbazione, temporali intensi, grandine, vento forte.

Ma la previsione meteorologica non è ancora un’allerta di protezione civile.

Dire che arriverà un temporale non significa ancora dire quali effetti potrà produrre sul territorio.

Chi valuta il rischio

Il sistema di allertamento mette in relazione il fenomeno previsto con i possibili effetti e le criticità attese nelle diverse zone di allerta.

È qui che nasce il livello di allerta.

Il colore non dice semplicemente quanto sarà forte il temporale.

Indica uno scenario di rischio possibile.

Questa distinzione è fondamentale.

Il meteo descrive il fenomeno.
L’allerta valuta ciò che quel fenomeno può provocare.

Chi deve decidere

L’allerta arriva al sistema territoriale perché vengano assunte decisioni.

Il Comune non deve rifare il lavoro del Centro Funzionale.

Non deve inventare una propria previsione.

Deve conoscere il proprio territorio e sapere dove quello scenario può creare problemi.

Quali torrenti controllare.

Quali sottopassi sorvegliare.

Quali strade evitare.

Quali presidi attivare.

Quali misure previste dal piano mettere in atto.

Il ruolo dell’amministrazione locale non è condividere un documento.

È trasformare uno scenario generale in una decisione concreta.

Chi deve informare il cittadino

Il cittadino non ha bisogno soltanto di sapere che esiste un’allerta arancione.

Ha bisogno di capire cosa significa nel luogo in cui vive.

Deve sapere:

  • quali aree sono più esposte;
  • quali comportamenti evitare;
  • quali misure sono state attivate;
  • dove trovare aggiornamenti affidabili;
  • cosa fare concretamente.

Scrivere “massima attenzione” non basta.

Pubblicare una cartina non basta.

Condividere il bollettino regionale non basta.

L’informazione utile comincia quando il messaggio risponde alla domanda: qui, nel mio Comune, cosa significa e cosa devo fare?

Il ruolo di media e divulgatori

Meteorologi, giornali, televisioni e divulgatori possono informare, spiegare e commentare.

Possono descrivere la perturbazione.

Possono mostrare modelli e radar.

Possono spiegare un’allerta ufficiale.

Ma non possono sostituirsi all’autorità competente nell’emanazione dell’allerta, nelle decisioni di protezione civile e nell’attivazione delle misure previste dal piano.

Il problema nasce quando previsione meteo, allerta ufficiale e comunicazione istituzionale vengono confuse.

Quando il linguaggio dell’informazione diventa linguaggio dell’allarme.

Quando chi non deve decidere alza i toni e chi deve decidere si limita a condividere un PDF.

Il cortocircuito

Oggi accade troppo spesso questo.

Chi comunica il meteo trasforma una previsione in allarme.

Chi amministra il territorio trasforma l’allerta in un post.

Il cittadino riceve colori, radar, mappe, titoli e punti esclamativi.

Ma continua a non sapere cosa fare.

Questo non è informare.

È far circolare dati senza trasformarli in conoscenza.

La catena corretta

La sequenza dovrebbe essere semplice.

Il meteorologo prevede il fenomeno.

Il sistema di allertamento valuta gli scenari di rischio.

L’amministrazione locale decide e attiva le misure previste.

Il Comune informa la popolazione in modo concreto.

Il cittadino comprende e adotta comportamenti consapevoli.

Ogni passaggio ha una funzione.

E quando uno di questi passaggi manca, l’intera comunicazione si indebolisce.

Dall’informazione alla consapevolezza

Oggi non ci manca l’informazione.

Abbiamo modelli, radar, piattaforme, applicazioni, bollettini e social network.

Ci manca spesso la capacità di trasformare tutto questo in un messaggio utile.

La velocità non crea consapevolezza.

La quantità non crea comprensione.

La vera comunicazione di protezione civile comincia quando il dato tecnico incontra la conoscenza del territorio.

Quando un colore diventa uno scenario comprensibile.

Quando uno scenario diventa una decisione.

Quando una decisione diventa un’indicazione concreta.

Pubblicare non significa informare.
Informare significa mettere le persone nelle condizioni di capire e agire.

L’allerta non si copia. Si traduce sul territorio.

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