Libro. Petizione. Incontri. Un percorso concreto, passo dopo passo.
Chi non previene, rincorre. Chi rincorre, perde.
È una frase semplice, ma dentro ci sta un rischio che vediamo tutti: abituarci a intervenire quando è tardi e chiamarla “normalità”.
Io non scrivo queste righe per dare lezioni o per promettere soluzioni miracolose. Le scrivo perché in questi mesi ho visto crescere attorno a questi temi una comunità vera: persone che leggono, che chiedono, che discutono, che si arrabbiano, che propongono. E quando una comunità cresce così, secondo me vale la pena fare una cosa che in Italia facciamo poco: mettere ordine.
Il 2026, per me, non è l’anno delle frasi ad effetto. È l’anno in cui questo percorso diventa più strutturato: più contenuto, più metodo, più collaborazione.
Ci sono tre pilastri. Semplici da dire, non sempre semplici da fare.
1) Il libro: Oltre il presente. Ripensare la Protezione Civile (in uscita nel 2026)
La protezione civile italiana è spesso riconosciuta come eccellenza nella gestione delle emergenze. Quando succede qualcosa di grave, il sistema risponde: volontari, tecnici, forze dell’ordine, istituzioni. E noi italiani sappiamo stringerci e fare squadra.
Eppure, dietro questa capacità, c’è un paradosso che conosciamo bene: siamo bravissimi nel “dopo”, ma continuiamo a trascurare il “prima”.
Stati di emergenza, fondi straordinari, ricostruzioni enormi: un copione che si ripete. E che, a lungo andare, diventa una gabbia.
Perché un Paese che rincorre i disastri non è un Paese più sicuro. È un Paese che accetta di pagare sempre lo stesso prezzo: vite, territorio, risorse.
Questo libro nasce da una convinzione precisa: un’altra strada è possibile.
Non una strada perfetta, non una scorciatoia. Una strada concreta: prevenire funziona, costa meno, ed è l’unico modo per garantire futuro a un’Italia fragile e complessa.
Negli ultimi anni abbiamo avuto esempi che non possiamo archiviare come “episodi”: alluvioni, frane, incendi, vento estremo, terremoti. Ogni volta si ripete lo stesso schema: dolore, danni, promesse. Poi, appena l’acqua si ritira e le macerie vengono rimosse, torna il silenzio.
E intanto restano lì, sotto gli occhi di tutti, alcune verità scomode:
- una parte enorme del territorio italiano è esposta a rischio idrogeologico
- si spende molto di più a riparare che a prevenire
- gli eventi estremi aumentano e colpiscono più in fretta
- troppi piani comunali restano documenti formali, poco conosciuti e poco esercitati
Il punto non è solo il territorio fragile: è la fragilità della governance. Responsabilità che rimbalzano, prevenzione che resta sulla carta, risorse che non diventano azioni.
Eppure oggi abbiamo strumenti incredibili: dati, sensori, satelliti, droni, capacità di previsione e monitoraggio. Non ci manca la conoscenza. Spesso ci manca la decisione di farla diventare sistema.
Dentro il libro tutto ruota attorno a tre pilastri chiari:
- Gestione del territorio: urbanistica, manutenzione, scelte coerenti con il rischio
- Prevenzione strutturale e non strutturale: opere, sì, ma anche cultura, piani vivi, esercitazioni, informazione
- Governance chiara ed efficace: ruoli, regia, continuità, trasparenza e responsabilità misurabili
È scritto per chi decide, per chi amministra, per chi opera, ma anche per chi vive nei territori: cittadini, studenti, insegnanti. Perché il rischio non è un concetto astratto: è spesso “dietro casa”.
E perché la resilienza non è uno slogan: è organizzazione.
Qui sotto trovi la bozza di copertina e l’indice.

Indice del libro
Parte I — Storia ed evoluzione
- Capitolo 1 — Le catastrofi che ci hanno insegnato (ma non abbastanza)
- Capitolo 2 — Zamberletti e la nascita del Servizio Nazionale
- Capitolo 3 — Un sistema pronto a intervenire, ma incapace di prevenire
- Capitolo 4 — Il Codice 1/2018: dalla gestione all’anticipazione
Parte II — Dal reagire al prevenire
- Capitolo 5 — Basta rincorrere i disastri: proteggere prima, non dopo
- Capitolo 6 — Fake news e disinformazione: quando la paura fa più danni della pioggia
- Capitolo 7 — Prevenire è possibile: visione, responsabilità e continuità
- Capitolo 8 — Cambiamento climatico: l’occasione dell’adattamento
- Capitolo 9 — La prevenzione non strutturale: il cuore invisibile della protezione civile
- Capitolo 10 — Protezione civile oggi: eccellenze italiane e zavorre da superare
- Capitolo 11 — Il tempo è finito. O si cambia, o si paga
- Capitolo 12 — Volontari, cittadini, comunità: i nuovi protagonisti della prevenzione
Parte III — Tecnologia, governance e risorse
- Capitolo 13 — Fondi bloccati, territori fragili: una governance che fa succedere le cose
- Capitolo 14 — L’Europa e l’UCPM: prevenzione, rescEU e progettazione
- Capitolo 15 — Lezioni dal mondo: chi sa prevenire meglio di noi
- Capitolo 16 — Educare al rischio: costruire una società consapevole
- Capitolo 17 — Tecnologia al servizio della prevenzione: dai dati alle decisioni
- Capitolo 18 — Finanza della prevenzione: spendere meglio, non solo di più
- Capitolo 19 — Partenariati e protocolli: la filiera che rende sicuro il territorio
Parte IV — Formazione, comunicazione, scuole e volontariato
- Capitolo 20 — Formare amministratori e tecnici: dalla responsabilità alla competenza
- Capitolo 21 — Comunicare il rischio: dall’allerta alla fiducia
- Capitolo 22 — La protezione civile nelle scuole: formare i cittadini del futuro
- Capitolo 23 — Cittadini attivi e “sentinelle del territorio”
- Capitolo 24 — Volontariato organizzato, sicuro, riconosciuto
- Capitolo 25 — Differenze territoriali nella gestione del rischio
Parte V — Riforme, sindaci, urbanistica e futuro
- Capitolo 26 — Aggiornare il sistema: dal dettato normativo alle prassi
- Capitolo 27 — Piani comunali vivi
- Capitolo 28 — Urbanistica che salva vite
- Capitolo 29 — Le criticità ricorrenti: come eliminarle
- Capitolo 30 — Italia equa: da due velocità a uno standard nazionale
- Capitolo 31 — Dalle parole ai fatti
- Capitolo 32 — Il tempo è adesso: accountability pubblica, indicatori, report annuale “Prevenzione in chiaro”
- Capitolo 33 — Sindaci protagonisti della prevenzione: responsabilità, strumenti, fondi; comunicazione, rete, progetti esemplari
- Capitolo 34 — Oltre l’emergenza: un nuovo modello di protezione civile
- Capitolo 35 — La scelta della resilienza
2) La petizione: trasformare le voci in impegni (operativa nel 2026)
Nel 2026 la petizione entrerà nella fase operativa. Non nasce per “fare rumore”, ma per fare una cosa concreta: trasformare una frase che sentiamo tutti — servirebbe più prevenzione — in impegni chiari, misurabili e uguali per tutti.
Il punto per me è questo: non voglio che resti un testo “online”. Voglio che diventi una spinta formale verso chi ha il compito di guidare e coordinare i territori. Per questo mi farò promotrice nel portare i contenuti della petizione ai destinatari istituzionali: ANCI, Conferenza delle Regioni, amministrazioni locali e assessorati competenti, con l’obiettivo di aprire un confronto strutturato e arrivare a indirizzi concreti, non dichiarazioni.
In sintesi, la petizione chiede:
- prevenzione messa a bilancio (anche manutenzione diffusa, non solo grandi opere)
- formazione seria per amministratori, tecnici e volontari
- regole chiare e standard uguali, senza interpretazioni “a macchia di leopardo”
- volontari coinvolti nel modo giusto, non usati come tappabuchi
- risorse, rimborsi, assicurazioni e dotazioni adeguate
- cultura della prevenzione nelle scuole
- trasparenza verso i cittadini: cosa è stato fatto e cosa resta da fare
L’obiettivo finale è semplice e, proprio per questo, ambizioso: far sì che la prevenzione smetta di essere una parola “giusta” buona per i convegni o per le conferenze stampa dopo i disastri, e diventi invece un indirizzo stabile che si vede nelle scelte quotidiane. Dentro i bilanci (con priorità chiare), dentro i piani (aggiornati, testati e conosciuti), dentro le regole (uguali per tutti), dentro la formazione (continua, non episodica) e dentro la trasparenza verso i cittadini. Perché la prevenzione non è un’opinione: è organizzazione, continuità e responsabilità.
I dettagli e le modalità di adesione li comunicherò nei post dedicati sui social: preferisco tenere questo spazio del blog ordinato e pulito, come pagina di riferimento.
3) Incontri e territorio: non solo divulgazione, ma progetti che camminano
Nel 2026 porterò questi temi anche dal vivo. Ma lo dico con chiarezza: non mi interessano incontri “tanto per parlare”. Mi interessano incontri che producono qualcosa.
Per me divulgazione e formazione hanno senso solo se poi diventano azione. Quindi gli incontri saranno pensati per lasciare un risultato concreto, ad esempio:
- una proposta scritta (chi fa cosa, con quali tempi)
- una traccia operativa replicabile (checklist, schema di lavoro, priorità)
- un tavolo di lavoro tra enti, volontariato e tecnici
- un’idea di progetto pronta a partire o da presentare in modo ordinato
Io non penso di avere soluzioni magiche e non credo nelle ricette valide per tutti. Credo però che quando amministratori, tecnici, volontari e cittadini si parlano bene e si danno un metodo, i risultati arrivano: anche piccoli, ma reali. E soprattutto replicabili.
Chiara Garbin
www.chiaragarbin.it

3 Responses
Che meraviglia
Sei una vera guida per tutti.
Lo dico da ex volontario che a visto nascere la PROTEZIONE CIVILE, eravamo in Friuli Venezia Giulia, prazavamo a tavola con il Ministro Zamberletti. 1984/1986
Che dire, un 2026 veramente pieno. Un 2026 carico di percorsi.
Un 2026 che auguro a te Chiara, ma a tutti porti più consapevolezza, più informazione, più voglia di crescere, ogni uno nel suo ambito, dal Governatore al Sindaco, dal professionista al Volontario, al cittadino. È vero, siamo bravi in emergenza, tutti ci invidiano per il nostro saper fare, saper risolvere problemi ma non siamo bravi a prevenire. Quando parli con i cittadini sembra sempre che non tocchi a loro, si sentono tutti immuni dalle calamità! Se invece cominciassero a capire dove abitano, quali sono i rischi a cui sono esposti, a prepararsi con piccoli accorgimenti al verificarsi di un evento, quanti passi avanti potremmo fare! Se gli amministratori non chiudessero in un cassetto quel benedetto piano ma lo verificassero insieme a chi poi dovrà metterlo in pratica e accettare quelli che possono essere le mancanze a cui occorre prestare attenzione e intervenire. Ma anche i Volontari. Non ci sono solo esercitazioni da set cinematografici, incidenti, feriti, sirene, elicotteri e chi più ne ha ne metta! La prima esercitazione di verifica di un piano, di un meccanismo di soccorso è quella della catena di comando, meno scenografica ma molto utile per capire se un piano, da tanti considerato solo un atto burocratico dovuto, funziona e quali sono le deficienze su cui intervenire. Un informazione capillare ai cittadini, ai quali spesso va anche insegnato come chiedere aiuto in modo corretto che poi porterà ad un soccorso efficiente ed efficace. L’interscambio di esperienze non solo operative ma anche organizzative può essere un momento di crescita. Per tutti.
Buon 2026 Chiara, buon lavoro e grazie per il tuo impegno.
Gianni
Sicuramente non esiste una verità assoluta, ma una cosa è certa la maggior parte dei volontari in tutti settori, non solo prot.civile e costituita da uomini e donne in pensione, per cui proporre un cammino di formazione permanente ha un senso, ma sensa esagerare,si rischia la fuga.