Territori ed esperienze diverse, un obiettivo condiviso: avvicinare i giovani alla conoscenza del territorio e trasformare la cultura della prevenzione in partecipazione concreta.
Prevenzione Civile – Laboratorio Nazionale di Prevenzione Applicata lavora per cantieri tematici. Il Cantiere 1 è dedicato ai giovani e alla cultura del territorio.
Nel corso dell’ultimo incontro online ci siamo confrontati con una parte delle persone che hanno aderito al Cantiere e presentato proposte e progetti. Il gruppo conta ormai una ventina di persone. All’incontro eravamo in undici.
Erano presenti Nicola Laudadio dal Lazio, Tommaso Congera dal Friuli Venezia Giulia, Daniele Negrini da Sondrio e Monica Minini da Brescia per la Lombardia, Katja Agide dall’Emilia-Romagna, Raffaella Caraceni dalle Marche, Mercedes Panta Figueroa da Genova per la Liguria, Riccardo Romeo Jasinski da Firenze per la Toscana, Mariagrazia Ricciardi da Verona e Annarosa Pizzo da Rovigo per il Veneto, oltre a me.
Chi non ha potuto partecipare resta parte del percorso.
Capire da dove partiamo
L’incontro è stato lungo, partecipato e molto dinamico.
Abbiamo ripreso quanto emerso dai progetti presentati e soprattutto ci siamo conosciuti meglio: le esperienze di ciascuno, il territorio da cui parte, le attività già realizzate, le difficoltà incontrate e le aspettative.
Prima di costruire qualcosa insieme bisogna sapere quali competenze ci sono già nel gruppo.
Ognuno ha portato la propria esperienza personale e quella del proprio territorio. Comuni di dimensioni diverse, organizzazioni diverse, rischi diversi, modi diversi di fare prevenzione.
È una risorsa.
Nella prevenzione nessun territorio è uguale a un altro e una soluzione rigida, valida ovunque nello stesso modo, probabilmente non esiste.
Il punto comune: i giovani
Nonostante le differenze, il confronto tornava sempre allo stesso punto: cambiare il modo in cui ci avviciniamo ai giovani.
Spiegare loro la protezione civile non basta. Bisogna renderli partecipi.
Aiutarli a conoscere il luogo in cui vivono, osservare ciò che li circonda, riconoscere una criticità, capire un rischio, recuperare la memoria degli eventi che hanno segnato la loro comunità.
È così che si costruiscono consapevolezza e responsabilità.
C’è poi il nostro modo di comunicare.
Per raggiungere le nuove generazioni dobbiamo usare gli strumenti con cui parlano ogni giorno e sintonizzarci sulla loro frequenza.
I contenuti restano rigorosi. Cambia il modo di trasmetterli.
Tra le proposte emerse ci sono strumenti digitali, comunicazione sui social, giochi di ruolo, quiz sul territorio, attività sul campo, mappe partecipate e racconti costruiti insieme ai ragazzi.
La prevenzione può così diventare qualcosa da vivere e non soltanto qualcosa da ascoltare.
Dal confronto alla sperimentazione
Ci siamo trovati d’accordo anche su un altro punto: tutto questo non deve restare una raccolta di buone idee.
Dobbiamo cominciare.
Durante l’incontro ho usato un’immagine semplice: per arrivare sull’Everest si parte dal primo passo.
Niente grandi progetti nazionali costruiti a tavolino.
Una scuola.
Una classe.
Un gruppo di ragazzi.
Una passeggiata di lettura del territorio.
Una mappa costruita insieme.
Una prima esperienza delle Sentinelle del Territorio.
Piccoli progetti concreti da cui imparare.
Nessuno parte da solo
Essere distribuiti in tante parti d’Italia è un vantaggio.
Chi avvia una sperimentazione nel proprio territorio potrà contare sugli altri componenti del gruppo: suggerimenti, strumenti condivisi, confronto su ciò che funziona e su ciò che va corretto.
Quello che nasce in un territorio diventa esperienza utile per gli altri.
Un progetto sviluppato in Lombardia può dare uno spunto alla Liguria o al Veneto.
Un’esperienza realizzata in Toscana può aiutare chi lavora nelle Marche, in Friuli Venezia Giulia o in Emilia-Romagna.
Replicare vuol dire adattare al territorio che riceve.
Dal confronto tra territori diversi, nel tempo, può nascere un metodo comune.
I prossimi passi
La relazione conclusiva della prima fase indica già la direzione:
- individuare uno o due territori o scuole in cui avviare una sperimentazione;
- costruire un format semplice: conoscenza, lettura del territorio, attività sul campo, individuazione delle criticità, mappa partecipata, restituzione finale;
- sperimentare la figura della Sentinella del Territorio;
- predisporre strumenti comuni: la scheda “Sentinella del Territorio”, la scheda “Leggo il mio territorio”, il diario digitale delle criticità;
- osservare i risultati: cosa coinvolge davvero i ragazzi, cosa imparano, quali strumenti funzionano, cosa va modificato.
Un libro ancora da scrivere
La prevenzione è nelle norme, nei piani, nei documenti. Il passaggio che manca è metterla a terra: farla diventare comportamento, partecipazione e azione quotidiana nelle comunità.
Sull’emergenza abbiamo costruito negli anni procedure precise. Sappiamo da dove si parte e dove si arriva, chi fa cosa, con quali tempi e con quali strumenti.
Sulla cultura della prevenzione, invece, questo percorso è ancora molto da costruire.
Come si crea consapevolezza?
Come si rende una persona partecipe della cura del proprio territorio?
Come si trasforma la conoscenza in responsabilità?
È un libro ancora da scrivere.
Ed è la sfida che vogliamo portare avanti, partendo da tre parole: consapevolezza, responsabilità, coinvolgimento.
I risultati non saranno immediati.
Chi oggi impara a osservare il proprio territorio, a riconoscerne le fragilità e a sentirsi parte della sua cura non cambierà domani il sistema di protezione civile.
Ma tra qualche anno potrà essere un cittadino più consapevole. Forse un amministratore, un tecnico, un volontario, un professionista.
È un investimento culturale. E chiede tempo.
Il Cantiere 1 parte da qui.
Da un punto zero.
Da piccoli progetti da provare, valutare, correggere e condividere.
Le grandi mete si raggiungono così: un passo alla volta.
Ma bisogna partire.
Le slide presentate durante l’incontro sono disponibili qui:
https://www.chiaragarbin.it/wp-content/uploads/2026/09/cantiere-1-esito-progetti.pdf

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