Quando si parla di sicurezza, il mondo della protezione civile merita un’attenzione speciale. I volontari non sono semplici cittadini né lavoratori subordinati: sono una risorsa strategica, un presidio umano e valoriale, che opera nei momenti più critici per il Paese. Per questo il legislatore ha creato nel tempo un quadro normativo dedicato. Ma da dove parte questa tutela? Come si è evoluta? E cosa significa, concretamente, per chi fa volontariato?
D.Lgs. 81/2008: da qui inizia tutto Il Testo Unico sulla sicurezza (D.Lgs. 81/2008) è la legge cardine che regola salute e sicurezza nei luoghi di lavoro. Ma all’art. 3, comma 3-bis, già si riconosce la particolarità dei volontari di protezione civile, Croce Rossa, Soccorso Alpino e Vigili del Fuoco volontari. Le norme si applicano sì, ma “nei limiti e con le modalità previste” da un decreto apposito. Perché? Perché l’attività di volontariato non segue schemi aziendali: è gratuita, imprevedibile, ma estremamente operativa.
13 aprile 2011: il decreto interministeriale che crea la “cornice su misura” Il primo passo concreto è questo decreto. Cosa dice?
- Il volontario è equiparato al lavoratore solo per: formazione, informazione, addestramento, DPI, controllo e sorveglianza sanitaria.
- Le organizzazioni devono garantire questi aspetti in base agli scenari di rischio reali.
- Le sedi associative e i luoghi di intervento non sono considerati luoghi di lavoro, a meno che vi sia personale dipendente.
In sostanza: sicurezza sì, ma con logica, proporzione e concretezza.
12 gennaio 2012: si entra nel vivo con quattro allegati fondamentali Frutto di un lavoro condiviso tra Protezione Civile, Regioni, CRI, CNSAS e Consulta Nazionale, questo decreto definisce:
- Allegato 1: scenari di rischio e compiti dei volontari;
- Allegato 2: percorsi formativi e addestramento, con attestazioni e registri;
- Allegato 3: controllo sanitario di base, programmato su 5 anni;
- Allegato 4: sorveglianza sanitaria, solo in caso di esposizione superiore alle soglie previste.
Tutto è pensato per proteggere il volontario senza trasformare le associazioni in uffici complicati.
25 novembre 2013: aggiornare per semplificare Con questo nuovo decreto, viene rivisto l’allegato sul controllo sanitario, rendendolo più snello e più coerente con la realtà delle organizzazioni. L’obiettivo non cambia: tutelare la salute del volontario, ma senza creare ostacoli operativi.
2023: dopo la tragedia, un chiarimento normativo Dopo la drammatica morte di un volontario a Preone (UD), il D.L. 145/2023, poi convertito nella Legge 191/2023, ribadisce chiaramente: le norme del D.Lgs. 81/2008 si applicano ai volontari della protezione civile solo secondo quanto previsto dal decreto interministeriale del 2011. È una precisazione importante che aiuta a delimitare ruoli e responsabilità, anche per i sindaci e i coordinatori.
Cosa devono fare oggi le organizzazioni?
- Formare e addestrare i volontari in base agli scenari operativi;
- Fornire DPI adeguati, spiegandone bene l’uso;
- Organizzare controlli sanitari almeno ogni 5 anni;
- Attivare la sorveglianza sanitaria solo se necessaria per l’attività svolta;
- Tenere traccia delle presenze e delle attività svolte;
- Collaborare con Regioni e Dipartimento per garantire efficacia e coerenza.
Non è burocrazia. È cultura della sicurezza. Tutto questo non serve a trasformare il volontariato in un “posto di lavoro”, né a caricare le associazioni di scartoffie. È un cammino di consapevolezza, costruito per proteggere chi protegge, per evitare tragedie e per lavorare meglio e in sicurezza.
Serve ancora qualche chiarimento normativo? Sì, in alcuni casi. Servono strumenti più accessibili e flessibili? Forse. Ma oggi c’è una base solida e condivisa. Non si chiede ai volontari l’impossibile: si chiede responsabilità, attenzione e rispetto per sé stessi e per gli altri.
Una riflessione finale I recenti fatti dimostrano che la sicurezza non è mai un atto formale. È sostanza. E quando manca, a pagarne il prezzo non è la burocrazia, ma le persone. Per questo, anche nella protezione civile, serve continuare a formare, adattare, proteggere. Serve tenere vivo il senso del dovere, ma anche il diritto alla sicurezza, con una cultura che parte dal basso e coinvolge tutti: volontari, coordinatori, sindaci e istituzioni.
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